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Schiaffeggiato da un carabiniere sotto le telecamere, sentenza rinviata

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Castiglione in Teverina –  (sil.co.) – È stata rinviata a dicembre la discussione del processo all’ex comandante dei carabinieri della stazione di Castiglione in Teverina che nell’estate di tre anni fa ha schiaffeggiato un giovane oggi 35enne sotto le telecamere all’ingresso della sua abitazione, facendogli volare gli occhiali da vista per terra.



L’udienza di ieri è stata rinviata su richiesta della difesa, mentre la vicenda è stata ripercorsa a luglio dell’anno scorso davanti al giudice di pace penale Mauro Fagioni dalla parte offesa, Michael Abatecola, parte civile con l’avvocato Emilio Lopoi contro Fabio Ceccarelli, a processo per lesioni personali e difeso da Angelo Di Silvio. 

All’udienza dello scorso 13 marzo è stato proiettato in aula il video dello schiaffo, della durata di 13 secondi, e sono stati ascoltati gli altri due carabinieri presenti ai fatti avvenuti attorno alle 9 del mattino del 14 agosto 2023. “Stava disturbando il vicinato con la musica. Ci hanno chiamati per la musica alta – hanno detto i militari, intervenuti per primi sul posto – lui è apparso alterato e ci ha insultati. Ci ha dato degli stronzi e ha detto ‘chiamate pure il comandante’”.

Il 35enne li avrebbe anche minacciati di tirare loro l’olio bollente: “Era un modo di dire, ‘che devo tirarvi l’olio bollente?’, perché si erano piazzati sotto casa”.


Castiglione in Teverina - Lo schiaffo del maresciallo ripreso dalla telecamera

Castiglione in Teverina – Lo schiaffo del maresciallo ripreso dalla telecamera


Quando il maresciallo è intervenuto, il ragazzo gli ha aperto subito la porta. “Non ho fatto in tempo a rispondere alla sua domanda, ‘a chi hai detto stronzo?’, che il maresciallo mi ha dato una pizza, poi mi ha condotto in caserma dicendo che mi avrebbe portato in carcere per resistenza”, ha raccontato, spiegando che quando, dopo il pronto soccorso, è andato al commissariato di Orvieto a sporgere denuncia, “non credevano che fossi stato schiaffeggiato da un carabiniere”.

“La polizia mi ha creduto solo quando ho mostrato loro il video dello schiaffo”, ha proseguito, aggiungendo che, passato Ferragosto, la mattina del 16 agosto di buon’ora, per paura di ritorsioni, ha preso un pullman per Viterbo e non è più tornato a vivere a Castiglione in Teverina, ricordando anche la sua invalidità civile a causa di un tragico incidente avvenuto nel 2013 che gli ha lasciato danni permanenti, di cui l’imputato è a conoscenza.

“Mi fidavo del maresciallo, lo conoscevo fin da bambino”, ha spiegato il 35enne al giudice. “I carabinieri – ha sottolineato – sono venuti buttando quasi giù la porta, solo dopo hanno suonato, intimandomi di aprire e scendere, il che non mi pareva adeguato a una discussione verbale dalla finestra, non mi sentivo tenuto ad aprire, avevo paura, temevo le botte, così quando hanno detto ‘chiamiamo il maresciallo’ mi sono sentito sollevato, sono corso ad aprirgli… volevo dirgli che c’era il citofono con la telecamera, invece mi ha dato lo schiaffo”. Ed è stato ripreso. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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