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Occupa casa donata alla figlia e chiede il pass Ztl, 10 mesi per falso

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Il tribunale di Viterbo - Veduta dall'alto

Il tribunale di Viterbo – Veduta dall’alto

Ronciglione – (sil.co.) – Dona alla figlia una casa a Ronciglione, ma dopo la separazione dal marito decide di andare a starci lei e nel 2020 falsifica la firma della figlia su una richiesta al comune di permesso per entrare con l’auto nella zona a traffico limitato del paese.

Secondo la figlia, costretta a lasciare l’abitazione, il pass sarebbe servito alla madre per legittimare l’occupazione abusiva dell’immobile. 

Mercoledì la donna, una 68enne, è stata condannata dal giudice Jacopo Rocchi a 10 mesi di reclusione, per falso in atto pubblico, con sospensione della pena condizionata al versamento di un risarcimento di 2500 euro alla figlia, che ha denunciato la madre e si è costituita parte civile contro di lei.

La diatriba tra le due donne andrebbe avanti da dieci anni, dalla separazione dei genitori, avvenuta nel 2016. “Dopo la fine del matrimonio con mio marito, decisi di trasferirmi da Roma nella casa di Ronciglione, che è diventata il mio rifugio”, ha spiegato l’imputata in aula durante il suo esame, dicendo che la figlia era d’accordo. L’altra figlia ha provato a difendere la madre dicendo che la sorella aveva dato il consenso alla firma nel 2016, ma i fatti sono del 2020 e ha quindi ammesso di non essere stata presente  alla compilazione della richiesta.

L’avvocato di parte civile della sorella ha sottolineato come la sua assistita abbia immediatamente disconosciuto la firma sull’atto, chiedendo la consulenza di un grafologo che le ha dato ragione.Secondo il legale la richiesta di permesso con la firma della figlia falsificata era per legittimare l’occupazione abusiva dell’immobile, dopo averle sottratto con violenza l’auto oggetto del permesso. “Nel 2025 ci ha riprovato, presentando una richiesta falsa in comune con lo stesso modus operandi, per cui è stata nuovamente denunciata. Ha perseverato”, ha sottolineato il legale della figlia. 

L’accusa ha chiesto per la 68enne una condanna a un anno di reclusione, ridotta a 10 mesi dal giudice che però, disponendo la sospensione della pena e la non menzione, ha condizionato i benefici a un risarcimento di 2500 euro non appena la sentenza sarà diventata definitiva. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”. 


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