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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Buon rientro nella sua città, qualunque essa sia”. Dalle parole di commiato di un cameriere dell’albergo veneto dove ho soggiornato alcuni giorni a fine agosto alla sorpresa (reciproca) è stato un attimo.
Era la mattina della partenza. Quando ho risposto “Viterbo”, il cameriere si è mostrato entusiasta, emozionato, commosso e mi ha chiesto subito di santa Rosa. “La prossima settimana è la sua festa”, mi ha detto.
“A me ha fatto un miracolo”, ha proseguito. “Porto sempre il suo santino con me”, si è affrettato a spiegare l’uomo, tornando indietro con la memoria all’estate di quattro anni fa.
“Era un periodo buio della mia vita. Sposato e con due figli, mi sono ritrovato senza lavoro e con tante preoccupazioni per il futuro – ha proseguito il cameriere -. A fine agosto, decisi di partire con la mia famiglia per il Lazio, con l’idea di andare a trovare un mio cugino frate a Roma.
Durante il viaggio ci siamo fermati a Viterbo e non so come ci siamo ritrovati al santuario, provando un senso di pace, di serenità, di accoglienza e di vicinanza con santa Rosa. Siamo rimasti a pregare in chiesa a lungo, senza sapere nulla della santa”.
Il racconto continua.
“Poi abbiamo proseguito la visita, chiesto informazioni e scoperto tutto di santa Rosa, della devozione dei viterbesi e della macchina, che ho visto solo in televisione. È bellissima e un giorno spero di poterla vedere dal vivo – sottolinea il cameriere -.
Finita la breve vacanza, siamo tornati in Veneto, e da un giorno all’altro la mia vita ha avuto la svolta in cui alla partenza quasi non speravo più. Ho trovato inaspettatamente un lavoro e le cose si sono sistemate per me e la mia famiglia. Un miracolo”.
Un miracolo grazie a santa Rosa: “Dentro di me ho saputo subito che è stato grazie a santa Rosa e anche mio cugino frate, cui l’ho immediatamente riferito, la pensa allo stesso modo. Non passa giorno che non rivolga un pensiero e una preghiera a santa Rosa. Porto sempre il suo santino con me, so che da allora lei mi protegge e spero un giorno di poter tornare a Viterbo, magari proprio per la macchina”.
S.C.
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