- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Le tombe etrusche potevano indurre stati alterati di coscienza

Condividi la notizia:


Tarquinia - La Tomba dei demoni azzurri

Tarquinia – La Tomba dei demoni azzurri

La tomba dei demoni azzurri

La tomba dei demoni azzurri

La tomba dei demoni azzurri

La tomba dei demoni azzurri

Tarquinia – Entrare sottoterra, percorrere un passaggio in discesa, trovarsi davanti a pitture dai colori forti e ascoltare voci o percussioni che rimbombavano nella camera funeraria. L’ultimo saluto ai morti, nell’Etruria antica, poteva essere anche un’esperienza capace di portare i partecipanti in uno stato alterato di coscienza.

A proporre questa interpretazione è una ricerca di Maurizio Forte e Jacqueline K. Ortoleva, ripresa dal sito Storia Ng. Il lavoro si concentra su due tombe dipinte della necropoli dei Monterozzi, a Tarquinia: la tomba del Gallo e la tomba dei Demoni Azzurri, entrambe del V secolo avanti Cristo.

Per stato alterato di coscienza si intende una condizione nella quale la percezione di ciò che avviene intorno cambia rispetto a quella ordinaria. Suoni, immagini, spazio e tempo possono essere avvertiti in modo più intenso o confuso. La trance è una delle possibili manifestazioni di questa condizione: chi la vive può sentirsi immerso nell’esperienza rituale, con l’attenzione concentrata su ciò che vede e ascolta e una minore percezione del mondo esterno.

Non si parla quindi di una perdita di coscienza. L’ipotesi è che il rito funerario, grazie alle caratteristiche della tomba, potesse suscitare nei presenti una forte suggestione, fino a far percepire il passaggio nel sepolcro come l’ingresso in una dimensione diversa da quella quotidiana.

Gli autori hanno studiato la forma degli ambienti, il loro percorso d’accesso, gli affreschi e la propagazione dei suoni. Per farlo hanno utilizzato misurazioni acustiche e modelli informatici, affiancati da strumenti di intelligenza artificiale.

L’idea è che, durante le cerimonie, l’architettura della tomba non facesse soltanto da sfondo al rito. Il modo in cui una persona scendeva verso la camera funeraria, quello che poteva vedere e ciò che riusciva a sentire contribuivano a costruire un’esperienza precisa.

Nella tomba del Gallo, il passaggio di accesso avrebbe accompagnato gradualmente chi entrava verso l’interno. La struttura e la disposizione degli affreschi potevano concentrare l’attenzione su alcuni punti della camera funeraria.

Nella tomba dei Demoni Azzurri, invece, la risposta del suono è risultata molto più marcata. Le analisi hanno rilevato un forte riverbero, in particolare nelle parti della camera nelle quali potevano svolgersi le cerimonie. Le voci e gli strumenti avrebbero potuto essere percepiti in modo diverso rispetto all’esterno, amplificando la sensazione di trovarsi in un luogo separato dal mondo quotidiano.

Anche le immagini potevano avere un ruolo. Fra queste c’è la figura del demone azzurro, dipinta in una posizione capace di attirare subito lo sguardo. L’incontro tra suoni rimbombanti, luce limitata, pitture e spazio sotterraneo poteva quindi provocare disorientamento e coinvolgimento emotivo, condizioni che secondo lo studio potevano favorire un’esperienza simile alla trance.

La ricerca non prova che gli etruschi costruissero deliberatamente le tombe per provocare questi effetti. Suggerisce però che le loro scelte architettoniche e figurative potessero incidere sui sensi e sulla coscienza di chi partecipava ai riti.

Una chiave di lettura che restituisce alle tombe di Tarquinia una funzione più complessa: non solo luoghi di sepoltura, ma scenari nei quali la comunità affrontava il distacco dai morti attraverso un’esperienza collettiva di suoni, immagini e memoria.


Condividi la notizia: