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Villa romana a Vallebona, trovate le tombe di tre bambini

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Bomarzo – Tre tombe di bambini nell’area della villa romana riemersa a Vallebona. A segnalarle è la soprintendenza nella relazione dedicata al complesso recentemente scoperto. E c’è anche un’ipotesi su chi potessero essere quei bambini.

Le sepolture si trovavano sul lato occidentale dell’impianto. Nella documentazione si legge che “sul lato esterno ovest dell’impianto si è anche riscontrata la presenza di tre tombe alla cappuccina appartenenti a infanti caratterizzate dalla presenza di un corredo povero e da ricondurre forse a sepolture di ceto servile”.

Bomarzo - Reperti delle tre tombe di bambini nell’area della villa romana

Bomarzo – Reperti delle tre tombe di bambini nell’area della villa romana


Si tratta di un particolare che aggiunge un tassello importante alla lettura dell’area. Vallebona, infatti, potrebbe raccontare non solo il mondo della parte signorile della villa, evocato dai mosaici e dalla possibile area termale, ma anche quello delle persone di condizione più umile che vivevano o lavoravano attorno al complesso.

Le indagini sono iniziate nel 2023, dopo l’autorizzazione al progetto per un impianto fotovoltaico di 51 ettari. I primi sondaggi hanno fatto emergere una diffusa presenza di resti e hanno portato ad ampliare l’area degli scavi. Da lì è venuto fuori un quadro molto più articolato. Piccoli ambienti quadrangolari e tessere di mosaico, alcune ancora “in situ”, hanno fatto pensare alla parte signorile di una villa. Verso ovest potrebbe esserci stato anche un impianto termale, forse collegato a una grande vasca rettangolare ricavata nel banco. A rafforzare l’ipotesi, un frammento di rivestimento in marmo bianco e una porzione di tubazione in piombo. In altri settori sono state riconosciute aree agricole e produttive. Tra i reperti c’è anche una moneta in bronzo raffigurante Caracalla.

Ma Vallebona non racconta una sola epoca. Le testimonianze più antiche risalgono al IV secolo avanti Cristo; tra il I e il II secolo dopo Cristo compare quella che viene interpretata come la parte signorile della villa, mentre altre trasformazioni sono documentate fino al V-VI secolo. La relazione non attribuisce invece le tre tombe “alla cappuccina” dei bambini a una fase precisa.

Le tombe “alla cappuccina” sono un tipo di sepoltura diffuso nel mondo romano: il corpo veniva deposto in una fossa e coperto con tegole inclinate e accostate tra loro, a formare una sorta di piccolo tetto. Nel caso di Vallebona è soprattutto il “corredo povero” a far ipotizzare agli archeologi un possibile legame con il ceto servile.

Anche le altre recenti scoperte nella Tuscia stanno restituendo indizi sulle persone che abitavano questi territori e sulle differenze tra i gruppi sociali. Alla necropoli del Casalaccio, tra Viterbo e Vitorchiano, sono state indagate 25 tombe, sette delle quali a camera. Le più antiche, datate al V secolo avanti Cristo, “potrebbero collegarsi” a grandi proprietà fondiarie “gestite dall’aristocrazia gentilizia”. Quelle della tarda età repubblicana sarebbero invece attribuibili a “famiglie locali emergenti”, mentre le tombe a fossa più tarde sarebbero state probabilmente destinate a “individui di rango sociale modesto”.

A Pian di Giorgio, tra la Teverina e la Cassia nord, la sequenza porta ancora più indietro nel tempo: tombe “a grotticella” dell’età eneolitica, seguite da sepolture a fossa, a cassone e a camera datate tra il IV e il I secolo avanti Cristo, alcune delle quali accompagnate da importanti corredi funebri. In età imperiale l’area cambiò poi funzione e venne destinata alle attività agricole.


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