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Civita Castellana – “Ai lavoratori questo sistema costa già troppo e il prezzo più alto lo pagano in termini di vite umane”. Mauro Vaccarotti, segretario generale Filctem Cgil, interviene sul tema della silice cristallina e dei rischi per la salute nel distretto ceramico, contestando le posizioni del presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi.
Al centro della polemica ci sono le condizioni di lavoro nel comparto e le conseguenze che l’esposizione alla silice può avere sulla salute dei lavoratori. Per Vaccarotti, la storia e gli studi condotti nel corso dei decenni documentano la gravità del problema e rendono necessario mantenere alta l’attenzione sui rischi professionali.
La ricostruzione parte dal 1956, quando l’Inail concesse le prime rendite nel comprensorio per casi di pneumoconiosi silicotica.
Nel 1973 prese il via un programma di sorveglianza sanitaria, accompagnato da un aumento delle denunce. Nel 1985 uno studio epidemiologico sulla popolazione locale rilevò un rischio di tumore polmonare doppio rispetto a quello riscontrato nei soggetti non esposti a silice libera cristallina.
Due anni dopo, nel 1987, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) inserì la silice nel gruppo 2A, tra gli agenti probabilmente cancerogeni per l’uomo.
Un altro passaggio risale al 1989, durante un convegno nazionale dedicato ai rischi del comparto ceramico. In quell’occasione emerse la presenza di 595 lavoratori indennizzati dall’Inail per silicosi, 64 dei quali deceduti per tumore polmonare.
Tra il 1993 e il 1995, ulteriori studi sui gruppi esposti portarono alla riclassificazione della silice cristallina nel gruppo 1 della classificazione Iarc, che comprende gli agenti cancerogeni per l’uomo.
Vaccarotti richiama anche la normativa europea e italiana per la protezione dei lavoratori esposti alla silice cristallina respirabile. La direttiva europea 2017/2398 ha riconosciuto la cancerogenicità della silice cristallina respirabile generata da un procedimento di lavorazione, con il successivo recepimento nell’ordinamento italiano.
È in questo contesto che si inserisce la contestazione a Ciarrocchi. Secondo Vaccarotti, il confronto non può concentrarsi esclusivamente sui costi che le misure di tutela comportano per le imprese, mettendo in secondo piano le condizioni di lavoro e le conseguenze sulla salute.
“Ciarrocchi può battere i pugni quanto vuole, ma questa storia parla chiaro”, afferma Vaccarotti, che mette in guardia anche dal rischio di ostacolare l’applicazione delle norme sulla sicurezza. “Quando il contraddittorio si riduce a una questione di vil denaro – conclude – la risposta è netta: ai lavoratori questo sistema costa già troppo, e il prezzo più alto lo pagano in termini di vite umane”.
