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“Aronne, basta alibi: Viterbo vuole un multisala, non un centro congressi spacciato per cinema”

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Viterbo - Cinema Genio

Viterbo – Cinema Genio

Giacomo Barelli

Giacomo Barelli

Viterbo - Emanuele Aronne

Viterbo – Emanuele Aronne

Viterbo –  Riceviamo e pubblichiamo – Sono pienamente favorevole alla raccolta firme per riportare un cinema a Viterbo. È un’iniziativa meritoria, che sostengo con convinzione: un capoluogo di provincia deve avere un multisala, una programmazione regolare e la possibilità di offrire ai cittadini una scelta di film senza costringerli a spostarsi altrove.

Il multisala deve essere una priorità dell’amministrazione. Sul Genio, invece, continuiamo ad avere annunci che non chiariscono la questione essenziale: tornerà a essere un cinema vero?

L’assessore Emanuele Aronne risponde su Facebook a una cittadina: “Leggi bene la legge e vedrai che è l’unica strada percorribile per riavere un cinema. Il resto è politica”.

Assessore, lasci perdere le lezioni e dia delle risposte. Quale sarebbe questa legge che impone un’unica soluzione? Quale articolo escluderebbe un multisala? Quale impedimento concreto è stato accertato dagli uffici?

La sicurezza, in particolare, non può diventare una spiegazione generica buona per giustificare qualsiasi scelta.

Un centro congressi accoglie persone sedute in una sala, esattamente come un cinema. Anche lì occorrono condizioni adeguate di evacuazione, uscite, impianti e protezione dagli incendi. Il decreto ministeriale del 19 agosto 1996 comprende nel proprio campo di applicazione sia i cinematografi sia gli auditori e le sale convegno. Le prescrizioni concrete dipendono dal progetto, dalla capienza e dall’uso: non sono necessariamente identiche, ma condividono fondamentali esigenze di tutela del pubblico.

La domanda, quindi, è semplicissima: se si può rendere il Genio sicuro per ospitare congressi, quali specifici lavori o requisiti aggiuntivi impedirebbero di farne un cinema con programmazione stabile?

Aronne risponda con una relazione tecnica. Spieghi le differenze, i costi e le eventuali criticità. Senza questo confronto, presentare il centro congressi come soluzione obbligata non ha una giustificazione dimostrata.

Cambiare il nome alla struttura non elimina le responsabilità sulla sicurezza. E mettere uno schermo in una sala congressi non basta a restituire un cinema alla città.

Il rischio è vendere ai viterbesi un falso ritorno del cinema: un edificio recuperato nel quale i film rimangano una possibilità occasionale, senza un gestore, senza un calendario e senza continuità.

È questo il punto politico sul quale l’assessore deve rispondere. Nessuno contesta l’utilità di recuperare il Genio. Contestiamo che la promessa di un cinema possa essere soddisfatta con una struttura della quale non siano chiariti gli impegni sulla programmazione cinematografica.

Anche sul rapporto con Vitorchiano serve chiarezza. La presenza del multisala nel comune vicino non dimostra, da sola, che a Viterbo non se ne possa realizzare un altro.

Le vecchie distanze chilometriche erano previste dall’articolo 7 del regolamento regionale n. 16 del 2007. La legge regionale n. 5 del 2020, all’articolo 15, comma 4, nel regime transitorio richiama invece i requisiti tecnici dell’articolo 6. Questa lettura sostiene che le vecchie distanze non possano essere automaticamente invocate per bloccare un multisala a Viterbo. Chi afferma il contrario indichi la disposizione vigente sulla quale fonda il divieto.

Un multisala a Viterbo è dunque una possibilità giuridicamente praticabile, da tradurre in un progetto tecnicamente ed economicamente sostenibile. Il comune ha il dovere di studiarla seriamente.

I cittadini chiedono una cosa concreta: poter consultare gli orari, scegliere un film e acquistare un biglietto nella propria città. Vogliono sale vive durante l’anno, opportunità per i ragazzi, occasioni di incontro e un centro storico frequentato anche la sera.

La raccolta firme dà voce a questa esigenza. Liquidarla con risposte altezzose significa non comprenderne il valore.

All’assessore chiediamo documenti e impegni verificabili: confronto tecnico tra le destinazioni possibili, numero delle sale e dei posti, risorse disponibili, modello di gestione e garanzie sulla programmazione.

Se esistono vincoli del finanziamento, li illustri. Se ci sono difficoltà strutturali, le documenti. Se l’amministrazione preferisce un centro congressi, lo dica apertamente e difenda quella scelta davanti alla città.

Ma smetta di presentare come inevitabile ciò che non ha dimostrato. La legge va spiegata, non usata per chiudere la bocca ai cittadini.

Aronne scrive che “il resto è politica”. Certamente: decidere se Viterbo debba avere finalmente un multisala è una responsabilità politica. Ed è proprio su questa responsabilità che chiediamo conto a lui e all’amministrazione.

Viterbo vuole tornare al cinema. Aronne dica come e quando. Le risposte sprezzanti su Facebook non valgono un progetto, e gli annunci non valgono un biglietto.

Giacomo Barelli
europeisti.eu

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