Viterbo – (sil.co.) – Badante accusata di fare razzia di preziosi e gioielli a casa degli anziani da lei accuditi: chiesto un anno di reclusione e 300 euro di multa. Ieri in aula, davanti al giudice Jacopo Rocchi, è arrivata la fase conclusiva della discussione per l’imputata, una viterbese di 48 anni accusata di furto aggravato. Avrebbe intascato oltre 2500 euro vendendoli al compro oro, Ma per la parte civile sono stati sottostimati: un anello comprato a 392 euro è stato rimesso in vendita a mille.
Polizia
Nel corso del processo si è tenuto un importante confronto tra le grafologhe Tiziana Agnitelli, perita nominata dal tribunale, e la collega Silvia Gozzi, consulente di parte della difesa rappresentata dall’avvocato Remigio Sicilia. Al centro la perizia grafologica, contestata anche ieri dal difensore, che inchioderebbe la badante quale venditrice dei gioielli al compro oro.
La vicenda risale a luglio del 2021, quando la donna avrebbe derubato un’ultranovantenne. A rendersi conto della sparizione dei preziosi fu la figlia dell’anziana, accortasi prima della mancanza di un solitario di sua proprietà custodito a casa della madre, e poi di altri cinque anelli appartenuti alle zie, conservati nel comò.
La presunta badante fu poi bloccata dalla polizia a ottobre di cinque anni fa, quando l’autorità giudiziaria ha disposto l’obbligo di dimora nella frazione del capoluogo dove all’epoca viveva.
L’anno successivo è arrivato l’okay al rito abbreviato e alla perizia grafologica, da cui è emersa una “buona riconducibilità” alla badante delle firme sulle ricevute dei compro oro e della gioielleria, mentre per la consulente della difesa la firma sarebbe stata dell’imputata solo in tre casi.
Sui tempi e i modi del presunto furto si è sempre concentrato il difensore, dal momento che nell’abitazione dell’anziana si sarebbe “aggirata” negli stessi giorni anche la precedente badante, una donna tunisina sostituita dalla nuova oss italiana proprio contestualmente all’arrivo dei fatti.
Ieri, nel corso della nuova udienza, la pubblica accusa ha formulato le sue richieste proponendo la condanna a un anno di reclusione e a 300 euro di multa. Dura la presa di posizione della legale dell’unica delle due presunte vittime che si è costituita parte civile, la quale ha sottolineato come il valore reale della merce messa in vendita ai compro oro sia in realtà ben più elevato rispetto ai 2544 euro ricavati dalla vendita..
A dimostrazione di ciò, la parte civile ha citato un esempio emblematico: un anello acquistato per 392 euro è stato immediatamente rimesso in vendita a mille euro, dato che la dice lunga sul valore effettivo della refurtiva.
La legale ha quindi concluso chiedendo che l’eventuale sospensione della pena sia condizionata al risarcimento dei danni subiti dalla vittima. Repliche e sentenza entro le prossime festività di fine anno.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
