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Blitz animalista al mattatoio, slitta il processo ai 24 attivisti del furto di agnelli

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Acquapendente – Blitz animalista al mattatoio di Acquapendente, si allungano i tempi per i 34 attivisti imputati di resistenza a pubblico ufficiale e furto aggravato di diversi agnelli per cui il pm Massimiliano Siddi ha disposto la citazione diretta a giudizio. L’udienza predibattimentale, infatti, è stata assegnata ieri a un nuovo giudice, il magistrato Alessandra Aiello, che se ne occuperà a gennaio.


Mattatoio occupato ad Acquapendente, animalisti portati in questura

Mattatoio occupato ad Acquapendente, animalisti portati in questura


L’avvocato di Askatasuna. La maggior parte  sono difesi dall’avvocato Gianluca Vitale del foro di Torino, storico legalo del centro sociale Askatasuna. Lo stesso che l’anno scorso, a nome di giuristi e avvocati per la Palestina (GaP), nell’ambito dei presunti atti di pirateria contro  la Flotilla, ha annunciato battaglia contro stato ebraico e governo italiano. Potrebbe costituirsi parte civile il titolare dello stabilimento, l’imprenditore Piero Camilli, assistito con l’azienda dagli avvocati Angelo Di Silvio e Enrico Valentini. 

Nessun viterbese tra i 34 attivisti. Ventuno sono francesi e tedeschi, 13 sono italiani, nessuno è di Viterbo. L’inchiesta della procura si è chiusa con la richiesta di processo per 14 uomini e 20 donne, di età compresa tra i 53 e i 22 anni. Come detto, tra loro ci sono soltanto tredici italiani, 5 uomini e otto donne, il più grande dei quali è un 53enne di Verona. Di Verona anche una 29enne, mentre sono di Roma un 35enne e una 30enne. L’unica meridionale è una 26enne siciliana di Trapani. Di Massa Carrara una 23enne. Di Trieste una 31enne. Di Varese una 40enne e un 31enne. Di Milano un 45enne. Di Venezia un 31enne. Di Pavia una 22enne. Di Mantova, infine, una 31enne. 


Acquapendente - Blitz al mattatoio

Acquapendente – Blitz al mattatoio


Nulla è stato lasciato al caso. Il blitz, scattato la notte tra il 15 e il 16 aprile 2025,  è stato organizzato nei minimi dettagli, con incontri preliminari, riunioni, lo studio della struttura e un video a riprendere ogni fase dell’attacco, firmato dal gruppo di attivisti 269 Libération animale.

A rivelarlo lo stesso gruppo antispecista a pochi giorni dall’attacco. “Tutto è iniziato con un piano”, raccontano in un video postato sui social. Su una lavagna si vede la struttura, i corridoi della Ilco, la piantina dettagliata. Con le vie di accesso e fuga. Poi, il blitz “con tanti attivisti venuti da tutta Europa, abbiamo liberato delle pecore e preso d’assalto il mattatoio”. In azione due gruppi, il primo incaricato di liberare gli agnelli, l’altro di creare un diversivo.


Acquapendente - Blitz al mattatoio - L'intervento delle forze dell'ordine

Acquapendente – Blitz al mattatoio – L’intervento delle forze dell’ordine


Erano circa le 2 di notte e tutti gli attivisti erano vestiti di nero e incappucciati. Diciassette gli agnelli portati via quella notte, secondo il racconto di 269 Libération animale: “Avremmo voluto portarli via tutti. Sono stati portati lontano, con le persone giuste per prendersi cura di loro”. Nel frattempo, il secondo gruppo si è incatenato all’interno del mattatoio. “Oggi nessuno sarà ucciso” si leggeva in alcuni dei cartelli affissi nel corridoio che il gruppo ha definito il “corridoio della morte”.

Caricati sul bus dalla polizia, Dopo circa 12 ore di blitz, nel primo pomeriggio del 16 aprile, sono stati tutti fatti uscire uno ad uno e portati in questura e nella caserma dei carabinieri di Tuscania a bordo di un autobus di linea. Lì sono stati identificati. L’attività dello stabilimento è ripresa alle 15. 

Silvana Cortignani


Mattatoio occupato ad Acquapendente, animalisti portati in questura

Mattatoio occupato ad Acquapendente, animalisti portati in questura


Articoli: Video: Mattatoio occupato ad Acquapendente, animalisti portati a Viterbo – Gli animalisti incatenati all’interno del mattatoio


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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