Viterbo – Ha vinto la razionalità politica. Ha vinto la razionalità storica. Ha vinto la razionalità etica.
Con l’approvazione della mozione in provincia, votata da Tuscia democratica (Pd) e Tuscia centristi azzurri civici (Forza Italia e civici), che chiede la conservazione accurata della scritta “Casa del Balilla” e la sua accurata copertura, finalmente la politica ha espresso una posizione chiara.
L’unica possibile, perché da un punto di vista architettonico la scritta non fa parte della struttura. Tanto è vero che gli stessi fascisti la cambiarono nel tempo. E non la misero all’inizio.
Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio il giorno dell’inaugurazione, il 5 maggio del 1937, alla presenza di Renato Ricci, fondatore dell’Opera nazionale Balilla
In un primo tempo non c’è stato nulla, nel 1937, quando fu inaugurato il palazzo alla presenza di Renato Ricci, che certo non disse: “Ma che cazzo è questo palazzo senza insegna?”. Poi ci dovrebbe essere stata la famigerata scritta “Casa del Balilla” per pochissimo tempo, tanto che non ci sono foto di questa insegna. Poi c’è stata l’insegna “Opera Balilla”, con tanto di foto.
Dopo ancora l’insegna è stata “Gioventù italiana del littorio”, scritta addirittura tridimensionale. Infine nel dopoguerra ogni scritta è scomparsa. Per ricomparire qua e là tra le screpolature dell’intonaco come segno che sotto sotto qualcosa c’era. In pratica si è passati, più o meno, dal nulla al nulla. In verità. Perché quella di cui si parla è semplicemente appunto un’insegna che indica cosa contiene il contenitore. Il palazzo.
Liceo classico Mariano Buratti – L’edificio con la scritta “Opera Balilla”
I fascisti lo avevano capito. Qualche attuale brutta copia dei fascisti non lo ha capito. Per capirci: se in quel palazzo ci fosse stato messo il mattatoio, i fascisti vi avrebbero scritto “Mattatoio”. Semplice, no? Non è neppure una questione ideologica. Ora, visto che nel palazzo di via Tommaso Carletti c’è il classico Mariano Buratti, l’unica scritta possibile è “Liceo classico Mariano Buratti”. È una questione pratica. Logica. Di comune buon senso.
Va detto in aggiunta che la soluzione della conservazione accurata e dell’accurata copertura va perfettamente d’accordo con la pratica del restauro e della conservazione. Accade in continuazione con le tombe etrusche. Si aprono, si studiano e, talvolta e spesso, vengono ricoperte. Nessuno protesta.
Il liceo classico Mariano Buratti con la scritta Gioventù italiana del littorio
Ora bisognerà vedere cosa ha elaborato la soprintendenza. Che, se si muoverà razionalmente, non ideologicamente, non potrà che prevedere anche la copertura conservativa. A meno che non si voglia andare contro i pochi principi che guidano quell’alto artigianato che è il restauro e la conservazione dei beni culturali.
Liceo classico Mariano Buratti – Dietro i teloni dell’impalcatura si intravede la scritta artefatta “Casa del Balilla”
Quindi, riepilogando: conservare e coprire. E mettere la scritta, si vedrà il modo, “Liceo classico Mariano Buratti” o similia. Perché nel palazzo di via Tommaso Carletti c’è il liceo classico Buratti, non la “Casa del Balilla”. Ripeto, è una questione di logica elementare: non si può mettere una scritta fascista artefatta, come si è tentato di fare, su un liceo che ha il nome d’un partigiano. Logica elementare, non c’è bisogno di saper dimostrare il teorema di incompletezza di Kurt Gödel. In buona sostanza, una volta tanto la politica ha dato una risposta chiara, sensata e ineluttabile.
Come dire: bravi tutti, perfino chi si è opposto con scarsi e deboli argomenti. Privi di qualsiasi fondamento culturale e filologico. Perché nessuno, o quasi, vuole mandare i propri figli a scuola nella “Casa del Balilla”.
Carlo Galeotti
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