Civita Castellana – Il distretto della ceramica prova a fare squadra. Sindacati, imprese e amministratori si sono confrontati sulle principali emergenze del comparto: il riconoscimento del lavoro usurante, la sicurezza e l’esposizione alla silice, il caro-energia e il ricambio generazionale. Ma soprattutto sulla necessità di presentarsi davanti alle istituzioni con una posizione comune.
È questo il risultato politico più significativo del confronto promosso dal comune di Civita Castellana: costruire un documento condiviso e arrivare a un tavolo permanente del distretto, capace di seguire nel tempo le questioni strategiche della ceramica.
Ad aprire i lavori è stato il sindaco, che ha richiamato la necessità di mettere intorno allo stesso tavolo tutte le componenti del distretto. “Credo che ci sia bisogno di stabilire una centralità di questo territorio”, il senso dell’intervento, con l’obiettivo di trasformare il confronto in una proposta da portare ai livelli regionali e nazionali.
Il tema più acceso è stato quello del lavoro usurante. Mauro Vaccarotti, CGIL, ha ricordato le caratteristiche del lavoro svolto per decenni nelle ceramiche, dalla movimentazione manuale dei carichi al rumore, dal calore all’esposizione alla silice cristallina.
Il riconoscimento del lavoro usurante, ha spiegato, potrebbe inoltre favorire il ricambio generazionale. “Permetterebbe alle aziende di far uscire dei lavoratori che non sono più all’altezza della situazione” e, contemporaneamente, di favorire l’ingresso di nuove generazioni. Vaccarotti ha quindi rilanciato anche l’ipotesi di una manifestazione davanti al ministero, coinvolgendo sindacati, imprese e sindaci.
Fabrizio Mastrogiovanni, Femca Cisl, ha spostato il ragionamento dal luogo di lavoro all’intera comunità: “Quando un problema è nella fabbrica, non finisce nella fabbrica”. Il lavoratore, ha sottolineato, torna a casa ed è prima di tutto un cittadino. Da qui la necessità di affrontare il tema della silice e delle malattie professionali come una questione sociale e territoriale.
Raniero Brunelli, Uiltec, ha ringraziato il sindaco “per aver mantenuto la parola” e ha chiesto di trasformare l’incontro in un’iniziativa concreta. “Questo non deve essere un passaggio, questo deve essere un inizio”, il senso del suo intervento, ribadendo che il sindacato da solo ha ormai esaurito gli strumenti a disposizione e che serve il coinvolgimento delle istituzioni e delle imprese.
Dal mondo imprenditoriale Augusto Ciarrocchi, Confindustria Ceramica, ha sottolineato la necessità di guardare anche all’evoluzione delle aziende. Il riconoscimento del lavoro usurante, ha osservato, deve tenere conto dei profondi cambiamenti tecnologici intervenuti nel corso degli anni.
Ma insieme al ricambio generazionale c’è il tema della formazione. Le imprese hanno bisogno di nuove competenze e di tecnici capaci di accompagnare l’innovazione del settore.
E poi c’è l’energia. Il costo del gas e dell’elettricità rappresenta ormai uno dei principali fattori di rischio per la competitività delle aziende. Per le realtà più piccole il problema può tradursi nella riduzione degli investimenti, con conseguenze sull’innovazione e, in prospettiva, sull’occupazione.
Un punto sul quale sindacati e imprese, pur partendo da prospettive diverse, hanno riconosciuto di avere un interesse comune: la tenuta economica del distretto significa anche tutela del lavoro.
A tirare le fila del confronto è stato il sindaco Danilo Corazza, che ha insistito sulla necessità di non disperdere quanto emerso. “Questo incontro deve essere un punto di partenza”, ha sottolineato, indicando nella formazione uno degli strumenti per rendere nuovamente attrattivo il lavoro ceramico per i giovani.
Ma soprattutto serve una dimensione territoriale. Gli otto Comuni del comprensorio, insieme a imprese e organizzazioni sindacali, devono riuscire a presentarsi con una proposta unitaria. L’obiettivo, ha spiegato Corazza, è costruire una vera “forza di distretto”, capace di avere maggiore peso nei confronti delle istituzioni.
Tra le proposte anche quella di lavorare a un progetto territoriale sull’energia, coinvolgendo competenze tecniche e finanziarie per individuare soluzioni che possano ridurre i costi e aumentare l’autonomia energetica delle imprese. Il percorso dovrebbe partire da un documento già predisposto dal Comune, da sottoporre nei prossimi giorni alle organizzazioni presenti per eventuali integrazioni e modifiche. Poi la sottoscrizione comune e la nascita del tavolo permanente.
La sfida, dunque, è passare dalle singole battaglie a una strategia condivisa. Perché, come è emerso più volte durante il confronto, il futuro della ceramica non riguarda soltanto le fabbriche: riguarda l’intero territorio.
Giusi De Novara
– Alessandra Ortenzi (Italia Viva): “Caro energia, il polo ceramico non può essere lasciato solo”





