Viterbo – “Ragazzi, leggete, scrivete, studiate e non arrendetevi mai. Non lasciate l’Italia, non ci lasciate: il nostro paese ha bisogno di voi”. Questa mattina la scrittrice Dacia Maraini ha inaugurato il corso di laurea in Lettere moderne e quello in Filologia moderna dell’Unitus.
Dacia Maraini
Dopo l’incontro di ieri, durante il quale la rettrice Tiziana Laureti ha conferito la laurea honoris causa in filologia moderna a Margaret Mazzantini nell’ambito del festival “I Pirati della bellezza”, oggi si è tenuto un altro appuntamento organizzato dallo stesso corso di studi.
A fare gli onori di casa Simone Casini, presidente del corso di laurea triennale in Lettere moderne e filologia moderna, e Giovanna Santini, presidente del corso di laurea magistrale dello stesso dipartimento.
Dacia Maraini è stata accolta da oltre 300 ragazzi, universitari e liceali.
Una lectio magistralis particolare, durante la quale la scrittrice ha raccontato il suo mondo, la sua vita, la sua visione delle cose e l’importanza della cultura e della scrittura. Poi ha lasciato moltissimo spazio ai ragazzi.
“Il futuro – ha esordito Maraini – si costruisce con la conoscenza della storia e della memoria. La scrittura è legata alla lettura. Le due cose sono strettamente legate”.
Unitus – Apertura dell’anno accademico nella facoltà di Lettere moderne – Dacia Maraini, Simone Casini e Giovanna Santini
Poi Maraini ha raccontato una pagina triste e fondamentale della sua vita: “Quando ero bambina, per il lavoro di mio padre vivevamo in Giappone. Nel 1943 il governo del nord Italia aveva mandato un modello di adesione a tutti gli italiani che vivevano anche fuori dal paese, per aderire alla Repubblica di Salò.
Mio padre e mia madre, da antifascisti, non aderirono e finimmo in campo di concentramento, dove io sono stata dai 6 agli 8 anni. Non era un campo di sterminio, ma c’era la fame. E mancava l’igiene. Quindi proliferavano le malattie. Mia madre – ha raccontato Maraini con dolcezza alle centinaia di ragazzi in ascolto – aveva un quadernino che nascondeva dentro un orsacchiotto di mia sorella Yuki. Non c’erano libri. Le persone raccontavano le storie, erano diventate persone-libro. Una delle mie prime letture fu Pinocchio, il libro italiano più letto al mondo. Mi sono sempre chiesta – ha proseguito Maraini – perché Pinocchio fosse il libro italiano più letto al mondo. Credo perché tocca il tabù della maternità da parte del maschio. Nasce lì la maternità dell’uomo”.
Un viaggio affascinante quello della scrittrice, nata vicino a Firenze, che tra un mese compirà novant’anni e che ha toccato tanti temi, anche scomodi.
“Con la Controriforma della Chiesa siamo tornati indietro – ha raccontato Maraini – siamo tornati al latino. Galileo Galilei, che nel Seicento aveva scritto un libro in volgare, viene accusato di lesa umanità, perché tutti dovevano scrivere in latino”.
Un pensiero alto e libero, quello di Maraini, che guarda al futuro con grande lucidità.
“Io penso – ha detto la scrittrice – che l’intelligenza artificiale non si può fermare. Si tratta di comprenderla e usarla bene”.
Unitus – Apertura dell’anno accademico nella facoltà di Lettere moderne
Poi sono arrivate le tantissime domande dei ragazzi presenti nell’auditorium. Giulia, Luna, Enrico e molti altri hanno rivolto le loro domande all’autrice di capolavori della letteratura contemporanea, come La lunga vita di Marianna Ucrìa, citato in più di un intervento.
A colpire è stata la voglia dei ragazzi di farsi ascoltare. In giorni in cui il vento delle proteste giovanili soffia forte in tutto il mondo, ascoltare la loro voce è stato importante, soprattutto in un contesto come quello universitario.
Molte le tematiche sollevate dai ragazzi, che hanno chiesto a Dacia Maraini la sua opinione: dall’intelligenza artificiale al voto.
Dacia Maraini
“Mi preoccupa molto questo voltare le spalle al voto – ha detto Maraini -. Parlo spesso con i ragazzi perché vado spesso nelle scuole, dove mi dicono che non si interessano alla politica. Ma io dico loro: ‘È la politica che si interessa a voi’”.
Poi il mestiere dello scrittore.
“Non credo si nasca scrittore. Scrittore si diventa – ha detto Maraini -. Bisogna leggere tanto e scavare. Lo scrittore è come un palombaro che pesca nelle profondità, negli abissi dell’inconscio collettivo, e prende degli oggetti che sono lì. Lo scrittore non inventa nulla – ha sottolineato Maraini – però rende visibile l’invisibile. A me la scrittura ha dato la consapevolezza di costruire un rapporto con la realtà e con il mondo”.
Il modo migliore per i corsi di laurea in Lettere moderne e Filologia moderna di aprire l’anno accademico: una mattinata piena di spunti di riflessione, di intensità culturale e di dialogo.
Irene Temperini



