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Dalle 14 pale “ciclopiche” di Tuscania ai 100.048 pannelli a Proceno: i sei progetti green bocciati dal governo

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Viterbo – Dalle 14 pale eoliche alte 250 metri intorno a Tuscania ai 100.048 moduli fotovoltaici previsti a Proceno, passando per i 159 ettari del progetto solare di Montalto di Castro. E ancora: i 43mila pannelli tra Ischia di Castro e Cellere, con terreni destinati anche al pascolo; l’impianto a Civita Castellana, con vivaio annesso (330mila piante); i 56 ettari dell’agrivoltaico tra Viterbo e Vitorchiano.

Una fotosimulazione di alcune delle pale eoliche previste a Tuscania

Una fotosimulazione di alcune delle pale eoliche previste a Tuscania


Sono i sei progetti bocciati il 28 ottobre dal Consiglio dei ministri, ognuno con una storia e iter complessi, tra l’opposizione di cittadini e associazioni e in alcuni casi anche il forte no dei sindaci: Emanuela Socciarelli a Montalto di Castro, Ruggero Grassotti a Vitorchiano e Roberto Pinzi a Proceno, oltre ai pareri contrari della soprintendenza.

Parco eolico Tuscania - Fotoinserimento di una pala eolica alta 250 metri

Parco eolico Tuscania – Fotoinserimento di una pala eolica alta 250 metri


Il caso più simbolico è quello del “Parco eolico Tuscania” (località Mandia-Casaletto, San Giuliano), una centrale da 90 megawatt diventata un caso nazionale, finendo in Parlamento e sulle pagine del Corriere della Sera.

Presentato nel luglio 2020 dalla Wpd San Giuliano, prevedeva inizialmente 16 pale, poi ridotte a 14. Oltre cento le osservazioni di cittadini, associazioni e comitati. Contraria anche la soprintendenza. La società difese il progetto, sostenendo che l’impianto poteva diventare anche “una possibile meta di attrazione turistica”.

Il progetto dell'impianto fotovoltaico Querciolare a Montalto di Castro

Il progetto dell’impianto fotovoltaico Querciolare a Montalto di Castro


Nel novembre 2021 arrivò un’interrogazione di quattro senatori. Sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella definì le pale “una palizzata ciclopica”. Ne seguì una polemica con Wpd, che contestò una fotosimulazione pubblicata dal quotidiano secondo la societò non corrispondente al vero.

A Montalto di Castro il fotovoltaico “Querciolare” della Alcione Rinnovabili prevedeva 77,69 megawatt su 159 ettari. Contraria la soprintendenza e soprattutto la sindaca Emanuela Socciarelli, che nel dicembre 2022 lo definì “un intervento imponente, irragionevolmente impattante e territorialmente insostenibile”, ricordando la massiccia presenza di impianti solari nel territorio.

L'impianto fotovoltaico previsto a Vitorchiano

L’impianto fotovoltaico previsto a Vitorchiano


Forte opposizione anche a Vitorchiano. Il sindaco Ruggero Grassotti contestò l’agrivoltaico della Ccen Viterbo, previsto tra il territorio comunale e Grotte Santo Stefano: 56 ettari complessivi, oltre 47 a Vitorchiano, con 16 ettari coperti dai pannelli. “L’impianto sarà visibile, costituendo una grossa macchia nera all’interno della zona agricola di pregio”, scrisse il 2 gennaio 2024.

L'impianto fotovoltaico previsto a Valentano

L’impianto fotovoltaico previsto a Valentano


Per “GreenHill – Progetto Valentano”, 30,525 megawatt e 43.607 moduli su 41 ettari, la società Ica Nou prevedeva anche coltivazioni e pascolo del bestiame. A pesare è stato il nuovo vincolo paesaggistico sulla caldera di Latera, introdotto nel febbraio 2024, che comprende tutte e tre le aree dell’impianto.

A Proceno “EG Gemma” prevedeva 100.048 moduli fotovoltaici su 76 ettari, a sei chilometri dal paese, per 57 megawatt. Contraria già dal 17 marzo 2023 la giunta comunale, seguita dal consiglio. Il sindaco Roberto Pinzi firmò il 31 marzo ulteriori osservazioni negative, richiamando soprattutto la vicinanza alla via Francigena e alla riserva naturale Monte Rufeno. Contrario anche il comune di Acquapendente alla sottostazione elettrica.

A Civita Castellana, infine, “Solar Blooms” della Pacifico Pirite prevedeva 42.552 moduli su 42 ettari, per 29,36 megawatt e quasi 22 milioni di investimento. Previsto anche un vivaio con una produzione di 330mila piante l’anno. La soprintendenza contestò l’impatto sul paesaggio, mentre la società sostenne che soltanto un ettaro e mezzo sarebbe stato sottratto all’agricoltura.

Per il consiglio dei ministro, “l’interesse alla tutela del paesaggio e del patrimonio culturale è risultato prevalente rispetto a quello all’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili”. La partita, però, potrebbe non essere chiusa. Durante gli iter le società hanno difeso con convinzione i propri progetti Non è escluso quindi che decidano di rivolgersi al Tar contro i provvedimenti del governo.


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