Viterbo – (sil.co.) – Detenuto nel carcere di Mammagialla, un pregiudicato 33enne originario di Taranto ha negato fino all’ultimo di avere un telefonino nascosto nel sedere, rinvenuto dopo un colloquio coi genitori.
Viterbo – Carcere Nicandro Izzo – La polizia penitenziaria
Erano circa le 12,30 del 23 marzo 2023 quando l’agente preposto ai colloqui, mentre si accingeva a riportarlo in cella, ne ha individuato la presenza tramite uno dei rilevatori portatili di telefoni cellulari in uso alla penitenziaria, avvisando un superiore. Il sovrintendente ha ricostruito ieri l’accaduto davanti al giudice Jacopo Rocchi, in video collegamento col carcere di terni dove è attualmente detenuto il 33enne.
Lastre rivelatrici in ospedale. “Siccome lui negava, abbiamo fatto un ulteriore controllo col rilevatore fisso che ha confermato la presenza addosso al detenuto di un cellulare. Allora abbiamo chiamato il medico del carcere, che ha disposto il trasferimento del 33enne all’ospedale Santa Rosa per effettuare delle radiografie, da cui si è visto chiaramente un microtelefono nascosto nel retto. Ciononostante, il detenuto ha continuato a negare fino all’ultimo”, ha spiegato il testimone.
Mancava solo la scheda sim. Nel retto del detenuto, le cui lastre sono state prodotte ieri in aula dall’accusa, un microtelefono cellulare completo di cavo caricabatterie: “Perfettamente funzionante, anche se privo di micro scheda sim, che non abbiano trovato”m ha concluso il sovrintendente della polizia penitenziaria del Nicandro Izzo.
“Lo portavo per un’altra persona”. Il 33enne, cui viene contestato il reato di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, si è sottoposto ad esame, negando di avere mai usato un telefono in carcere. “Lo portavo per una persona che non conosco. Mai usato. Non ne avevo bisogno, ho regolari colloqui visivi coi miei familiari e una videochiamata alla settimana. Non mi serviva”.
Il processo è stato rinviato davanti al giudice Alessandra Aiello per la discussione e la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
