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Viterbo – Droga in carcere nascosta in un accappatoio verde.
Per questo è finita a processo per spaccio una donna, sorpresa dalla penitenziaria il 25 maggio 2021 a Mammagialla con 10 pastiche di suboxone cucite negli orli dell’indumento che avrebbe dovuto consegnare a un parente detenuto assieme ad altri capi di abbigliamento.
“In tutto un grammo di sostanza”, ha spiegato uno degli agenti che hanno intercettato lo stupefacente prima del colloquio visivo, spiegando che le pastiglie erano cucite nei bordi dell’accappatoio, nelle tasche e anche nel bordo ricavato al posto del cappuccio che era stato tagliato e rimosso.
Il suboxone è un medicinale che associa la buprenorfina al naloxone, utilizzato legalmente come terapia sostitutiva per il trattamento della dipendenza da eroina, ma anche oggetto di traffici illeciti e mercati neri interni agli istituti di pena.
Nessun dubbio che si trattasse di suboxone per il penitenziario: “Le pasticche erano di forma esagonale, di colore bianco e con sopra il disegno di una spada, mentre il subutex si presenta solitamente in compresse rotonde o ovali”.
L’imputata, cui sono state sequestrate, avrebbe riferito di averle solo portate, ma di non sapere che fossero nascoste nell’accappatoio verde destinato al detenuto. Ma il medicinale, tuttora conservato al Nicandro Izzo, non è stato sottoposto ad ulteriori analisi e accertamenti, per cui il giudice Jacopo Rocchi ha disposto una perizia tossicologica per chiarirne le proprietà, prima di proseguire col processo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
