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Viterbo – Droga nelle salsicce secche per il fratello in carcere, per questo nel primo pomeriggio del 16 agosto 2021 è finita in manette una cinquantenne, che ha cercato di far entrare sostanze stupefacenti all’interno del Nicandro Izzo nascondendole nel cibo destinato al detenuto.
Era l’estate di cinque anni fa quando la donna è stata arrestata in flagranza presso la casa circondariale di Viterbo. Durante i controlli dei pacchi alimentari destinati ai colloqui con i familiari, le forze dell’ordine hanno rinvenuto circa 84,5 grammi di hashish meticolosamente occultati all’interno di salsicce secche contenute nel pacco destinato al fratello detenuto.
Difesa dagli avvocati Marco Valerio Mazzatosta e Luca Ragonesi è finita a processo davanti al giudice Carol Ruggiero perché “illecitamente trasportava, occultata all’interno delle salsicce secche contenute nel pacco colloquio destinato al fratello detenuto 24 pezzi di sostanza stupefacente del tipo hashish del peso netto di gr. 84,51 circa”,.
Non solo, la successiva perquisizione domiciliare condotta presso l’abitazione della donna, a Roma, ha infatti portato al sequestro di un ulteriore quantitativo di hashish (circa 16,2 grammi divisi in 24 pezzi e conservati all’interno di un barattolo di plastica). Oltre allo stupefacente, all’interno dell’abitazione sono stati trovati materiali e strumenti idonei al confezionamento e alla suddivisione della droga in dosi: bustine di plastica, guanti in lattice, pellicola e “pizzini” di carta manoscritti. Un quadro che, secondo i giudici, esclude chiaramente l’uso esclusivamente personale e conferma la destinazione della sostanza allo spaccio e alla cessione a terzi.
Durante l’udienza di mercoledì è stato ascoltato un agente della polizia penitenziaria, il quale ha riferito come l’imputata, oggi 55enne, apparisse impaurita e quasi timorosa di cosa le sarebbe potuto accadere per essersi fatta scoprire. Circostanze che lei stessa potrà chiarire alla prossima udienza del processo.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
