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Viterbo – (sil.co.) – Taglialegna nei guai col fisco. Imputato di evasione un imprenditore della provincia, titolare di una ditta specializzata nel disboscamento che, secondo l’accusa, non avrebbe dichiarato 283mila euro di ricavi e omesso di pagare 62mila euro di iva. Ma per la condanna non sono bastati i guadagni presunti, calcolati sui dati di settore.
Secondo l’agenzia delle entrate, l’imputato avrebbe omesso di dichiarare redditi per 283mila euro, evadendo 62mila euro di iva. Giovedì, davanti al giudice Ilaria Inghilleri, un dipendente delle entrate ha spiegato come si sia giunti al processo, nonostante l’imputato non abbia dichiarato i propri redditi negli anni 2016 e 2017.
“Oltre alle spese personali, abbiamo accertato che aveva pagato circa 200mila euro di stipendi ai dipendenti e emesso fatture per diverse migliaia di euro, Non avendo niente, abbiamo quindi ricostruito i ricavi tramite le banche dati relative agli altri imprenditori del settore operanti in provincia di Viterbo”, ha spiegato il testimone.
All’imprenditore sono così stati contestati ricavi presunti per 283mila euro e 62mila euro di iva evasa Il difensore Paolo Delle Monache, dal canto suo, ha sottolineato come, ad esempio, non sia stato tenuto conto del fatto che il suo assistito, oltre a occuparsi di disboscamento, vendesse anche legna da ardere.
Il pubblico ministero ha chiesto una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. La difesa ha insistito che non bastano le “presunzioni” per una condanna, chiedendo l’assoluzione. Il giudice ha assolto con formula piena l’imputato, perché il fatto non sussiste.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.
