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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Canti fascisti, fumogeni, fasci littori. E uno striscione che recita: “Noi marciamo ancora!”. Non siamo negli anni Venti del secolo scorso. Siamo a Viterbo, nel 2026. E qualcuno ha pensato bene di celebrare la Marcia su Roma proprio in piazzale Gramsci.
Sì, Antonio Gramsci. Quello che il fascismo fece incarcerare. Quello che una dittatura cercò di mettere a tacere perché aveva il coraggio di pensare.
C’è qualcosa di profondamente osceno nel celebrare i carnefici in una piazza intitolata a una delle loro vittime. E non chiamatela nostalgia.
La nostalgia è il ricordo di qualcosa che si è perduto. Qui si celebra una dittatura che ha cancellato le libertà, perseguitato gli oppositori, promulgato le leggi razziali, mandato migliaia di italiani a morire in guerra e consegnato il Paese alla devastazione.
Chi inneggia a quella storia non sta celebrando il passato. Sta dichiarando quale futuro vorrebbe.
E allora diciamolo chiaramente: è una vergogna.
Una vergogna per Viterbo. Una provocazione contro i valori della Repubblica. Uno schiaffo alla memoria di chi ha combattuto ed è morto per restituirci la libertà.
Ma il punto ancora più inquietante è un altro.
Da tempo, nello stesso piazzale, campeggia la parola “Remigrazione”. Uno slogan utilizzato dall’estrema destra per trasformare l’origine delle persone in un criterio di appartenenza, per dividere gli esseri umani tra chi avrebbe diritto di restare e chi dovrebbe andarsene.
Prima la remigrazione. Adesso il fascio littorio e la celebrazione della Marcia su Roma.
E qualcuno vorrebbe ancora farci credere che siano soltanto innocue provocazioni? No. Qui non c’è nulla di innocuo. Qui c’è il tentativo di riportare nell’ordinario ciò che la storia e la nostra Costituzione hanno condannato.
Di farci abituare ai simboli fascisti. Ai loro slogan. Ai loro rituali. Un po’ alla volta. Fino al giorno in cui nessuno si scandalizza più.
Ed è proprio questo il pericolo più grande: non soltanto chi continua a inneggiare al fascismo, ma una società che rischia di abituarsi a vederlo sfilare nelle proprie piazze.
E le istituzioni? Dov’è la voce ferma di chi rappresenta questa città? Dov’è la condanna inequivocabile? Dove sono le risposte?
Sindaca Frontini, non è più il momento delle formule di circostanza. È il momento di assumersi fino in fondo la responsabilità politica di ciò che accade negli spazi pubblici della nostra città.
Non chiediamo dichiarazioni di facciata. Chiediamo fatti.
E chiediamo alle autorità competenti di accertare ogni eventuale violazione della legge, senza sottovalutazioni e senza zone franche.
Perché la democrazia non si difende con le corone di fiori il 25 aprile, se poi si gira la testa dall’altra parte quando qualcuno celebra il fascismo il 28 ottobre.
E a questi nostalgici che si riempiono la bocca con la parola “Remigrazione” vogliamo rispondere senza mezzi termini.
Sapete qual è l’unica remigrazione di cui abbiamo davvero bisogno? Quella del fascismo.
Rispedirlo da dove non avrebbe mai dovuto uscire: nella pattumiera della storia.
Insieme ai suoi simboli, alle sue nostalgie, alla sua pretesa di tornare a occupare lo spazio pubblico come se nulla fosse accaduto.
Perché questa Repubblica non nasce dalla Marcia su Roma. Nasce dalla sconfitta del fascismo.
E non permetteremo che la memoria di chi ci ha liberato venga calpestata da chi rimpiange coloro che ci hanno tolto la libertà.
A Viterbo non deve esserci spazio per la riabilitazione del fascismo. Né per l’indifferenza di fronte alla sua esaltazione.
Chi vuole esprimere le proprie idee è libero di farlo nel rispetto della Costituzione e delle leggi. Chi vuole celebrare una dittatura sappia che troverà una condanna politica e morale senza alcuna ambiguità.
E chi rappresenta le istituzioni sappia che davanti a tutto questo non basta dichiararsi antifascista. Bisogna dimostrarlo.
Perché il fascismo non ha bisogno soltanto di qualcuno che lo celebri.
Per tornare a essere considerato normale, gli basta che troppi altri facciano finta di non vedere.
Massimo Erbetti
Coordinatore provinciale Movimento 5 Stelle
