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Viterbo – Una telefonata, un falso carabiniere, la notizia inventata di un incidente o di una rapina. Poi la richiesta di denaro, gioielli o informazioni personali. In meno di un mese si sono susseguite truffe, tentativi sventati e segnalazioni di chiamate sospette. A essere presi di mira soprattutto gli anziani.
L’ultimo allarme, del 2 ottobre, ha riguardato telefonate ai numeri fissi delle abitazioni nel Viterbese. Gli interlocutori si sono presentati come carabinieri di Vetralla e hanno chiesto identità, targa e dati dell’auto, sostenendo che nella zona circolasse una vettura sospetta. Alcuni cittadini hanno verificato direttamente con i militari e scoperto l’inganno. Non è noto come i dati richiesti sarebbero stati utilizzati.
A Viterbo, invece, una donna di 78 anni e sua figlia hanno fatto bloccare un tentativo di truffa. Nel caso reso noto il 30 settembre, un sedicente maresciallo ha telefonato sostenendo che il figlio dell’anziana avesse investito una donna incinta. Per il suo rilascio sarebbe servita una cauzione in soldi e gioielli.
La donna ha tenuto occupato l’interlocutore mentre la figlia ha chiamato il numero di emergenza. Gli agenti della squadra mobile si sono appostati e hanno arrestato due uomini di 43 e 50 anni arrivati per ritirare quanto richiesto.
Anche a Sutri la reazione della vittima ha consentito l’intervento dei carabinieri. Il 22 settembre un uomo avrebbe simulato un incidente stradale e chiesto soldi a un anziano per chiudere la questione bonariamente. Il cittadino ha contattato il 112. Le pattuglie di Sutri e del radiomobile di Ronciglione hanno individuato il presunto autore, denunciato all’autorità giudiziaria.
È andata diversamente per un’84enne del quartiere Cappuccini. I truffatori si sono presentati come agenti della questura di Roma, sostenendo di aver trovato i documenti del marito addosso a un arrestato. Poi hanno chiesto di controllare denaro e gioielli per confrontarli con una presunta refurtiva.
La donna ha tentato di verificare chiamando il 112, ma senza interrompere la conversazione sul telefono fisso: secondo la ricostruzione, a rassicurarla sono state altre voci dei truffatori. Una giovane è quindi entrata nell’appartamento e ha portato via 1.300 euro e preziosi stimati dal figlio tra 5 e 6mila euro.
Fuori dalla Tuscia, a Tor San Lorenzo, nel comune di Ardea, una pensionata di 80 anni è stata raggirata il 16 settembre. Un falso carabiniere le ha detto che la targa della sua auto risultava coinvolta in una rapina a una gioielleria. Una presunta collega ha poi ritirato 250 euro e oggetti d’oro. I carabinieri hanno fermato e arrestato una 35enne appena uscita dall’abitazione, recuperando e restituendo i beni.
A Vasanello, il 4 settembre, si sono verificati almeno quattro o cinque tentativi di truffa in poche ore, uno dei quali riuscito. A un residente sono stati sottratti soldi e gioielli.
Le immagini della videosorveglianza hanno permesso di individuare l’auto dei presunti responsabili, fermata in autostrada dalla polizia stradale di Frosinone. Due uomini sono stati arrestati. Nella vettura sono stati trovati preziosi che sarebbero appartenuti alla vittima; addosso ai due anche circa 10mila euro in contanti.
Le forze dell’ordine hanno ribadito l’invito a verificare le richieste sospette e a contattare il 112. Un punto resta fermo: poliziotti e carabinieri non chiedono denaro o gioielli per evitare arresti, denunce o ottenere il rilascio di un familiare.
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Presunzione di innocenza – Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
