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La nuova vita di Gabriele: dal trapianto di fegato al primo gol con la Nazionale calcio trapiantati

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Gabriele Caropreso

Gabriele Caropreso

Gabriele Caropreso
Gabriele Caropreso

Oriolo Romano – La bella storia di Gabriele, dal trapianto di fegato del 2019 al primo gol con la Nazionale Italiana Calcio Trapiantati.

Ci sono storie che raccontano una partita e poi ce ne sono altre che raccontano una vita intera. Quella di Gabriele Caropreso, 45 anni, di Oriolo Romano, è una di queste. Nel 2019 la sua vita cambia improvvisamente a causa di una diagnosi che lo obbliga ad un trapianto di fegato, un momento che segna un prima e un dopo e che dà inizio a un lungo e faticoso percorso di recupero.

Gabriele è papà di tre figli, che rappresentano il cuore della sua vita e una delle ragioni più profonde per guardare avanti.

Con il tempo decide di mettere la propria esperienza anche al servizio degli altri, diventa consigliere comunale e fonda nel proprio comune il gruppo comunale Aiso, impegnandosi nella promozione della cultura della donazione, una scelta nata anche dalla consapevolezza di chi ha vissuto personalmente il significato di un trapianto. E poi c’è il calcio, una passione che, dopo il trapianto, assume un significato ancora più profondo. Tornare a giocare significa ritrovare entusiasmo, libertà ed emozioni.

È così che arriva la Nazionale Italiana Calcio Trapiantati, con la quale Gabriele ha l’opportunità di indossare, unico rappresentante della Tuscia, una maglia piena di significato e condividere un messaggio importante, dopo un trapianto la vita continua.

Poi arriva un altro momento speciale, il suo primo gol con la Nazionale Italiana Calcio Trapiantati, a San Marcellino in provincia di Caserta, durante uno dei tanti eventi di sensibilizzazione che la nazionale svolge in tutta Italia. Una rete che va oltre il semplice risultato sportivo.

Racchiude il percorso iniziato nel 2019, le difficoltà affrontate, la determinazione e la riconoscenza verso chi gli ha permesso di poter vivere tutto questo. Oggi Gabriele può guardarsi indietro e vedere quanta strada ha fatto, dal trapianto alla maglia della nazionale, dall’impegno per la propria comunità alla nascita del gruppo comunale Aido, fino alla gioia di quel gol. Ma forse il significato più grande di questa storia è quello che Gabriele continua a portare fuori dal campo, donare significa dare una possibilità, una possibilità che può diventare una famiglia, un lavoro, un impegno per la propria comunità, una passione ritrovata.

Può diventare persino un giorno da vivere con la maglia della Nazionale addosso e la gioia di segnare un gol. Per questo la storia di Gabriele è anche un invito a fermarsi un momento e riflettere sulla donazione degli organi: parlarne in famiglia, informarsi e fare una scelta consapevole può significare, un domani, permettere a qualcun altro di scrivere nuovi capitoli della propria vita. Gabriele quei capitoli li sta ancora scrivendo.

Da papà, da consigliere comunale, da volontario Aido e da calciatore della Nazionale Italiana Calcio Trapiantati.

E quel gol, più di ogni altra cosa, racconta proprio questo, quando una vita riceve una possibilità, può trasformarsi in tante altre storie. La sua è una storia che continua, e forse grazie alla scelta di qualcuno che deciderà di donare, anche quella di qualcun altro potrà continuare.


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