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Viterbo – “L’educazione non riguarda soltanto la scuola, ma attraversa l’intera società”. È da questa idea che nasce il nuovo corso di laurea magistrale in Scienze pedagogiche per le istituzioni educative e sociali dell’università della Tuscia, secondo il presidente Giorgio Crescenza. Un percorso per formare professionisti capaci di progettare, coordinare e valutare interventi nei servizi alla persona, nelle istituzioni e nel terzo settore.
Il corso, della classe LM-85, prende il via nell’anno accademico 2026/2027 ed è promosso dal dipartimento di Scienze giuridiche, sociali e pedagogiche (Dike), in collaborazione con il dipartimento di Scienze della formazione dell’università Roma Tre. Le lezioni si svolgono prevalentemente online, mentre gli esami sono in presenza a Santa Maria in Gradi. Con le immatricolazioni aperte e l’avvio delle attività didattiche a ottobre, il presidente del corso di laurea magistrale in Scienze pedagogiche Giorgio Crescenza ne illustra obiettivi, organizzazione e opportunità.
Da quali esigenze nasce questa nuova laurea magistrale e a quali bisogni vuole rispondere?
“La nuova laurea magistrale nasce dalla consapevolezza che le trasformazioni della nostra società richiedono figure educative sempre più qualificate, capaci di interpretare bisogni complessi e di intervenire non soltanto nei contesti tradizionalmente educativi, ma anche nelle istituzioni, nei servizi sociali e nei territori. Pensiamo all’aumento delle disuguaglianze, alle nuove forme di marginalità, ai processi migratori, all’escalation di odio e violenza, all’invecchiamento della popolazione e alle difficoltà che attraversano le famiglie e le comunità.
Abbiamo voluto costruire, insieme all’università Roma Tre, un percorso che rispondesse a queste sfide, ma anche a un’esigenza concreta: offrire ai nostri laureati in Scienze dell’educazione e della formazione la possibilità di proseguire gli studi e acquisire una qualificazione pedagogica avanzata.
L’idea di fondo è che l’educazione non riguardi soltanto la scuola, ma attraversi l’intera società. Per questo abbiamo pensato a una figura professionale capace di mettere in relazione istituzioni, servizi e persone, contribuendo a costruire comunità più inclusive e solidali”.
La figura del pedagogista sta vivendo una fase di trasformazione legislativa e sociale. Quali competenze acquisiranno i laureati e quali sono i principali sbocchi professionali, nel settore pubblico e nel privato sociale?
“La figura del pedagogista sta attraversando una fase importante di riconoscimento e ridefinizione professionale, anche grazie alla legge 55 del 2024. È un passaggio significativo, perché riconosce il valore di competenze che non possono essere improvvisate e che richiedono una solida preparazione universitaria.
Il nostro corso intende formare pedagogisti capaci non soltanto di intervenire nei processi educativi, ma anche di progettare, coordinare, supervisionare e valutare servizi e interventi complessi. Si tratta di competenze che integrano la pedagogia con la psicologia, la sociologia, il diritto e le politiche sociali.
Gli sbocchi sono molteplici: servizi educativi e socioeducativi, enti locali, cooperative e imprese sociali, comunità per minori, servizi per le famiglie, centri interculturali, organizzazioni del terzo settore e strutture che si occupano di inclusione e marginalità.
Vorrei però sottolineare un aspetto: non formiamo semplicemente professionisti capaci di gestire servizi, ma persone in grado di interrogarsi sul senso e sulla qualità degli interventi educativi, mettendo sempre al centro la dignità, i diritti e le possibilità di crescita delle persone”.
Le lezioni sono prevalentemente online, mentre tirocini ed esami si svolgono in presenza. Come funziona questo modello e come concilia le esigenze di studenti lavoratori e fuorisede?
“Abbiamo scelto una modalità organizzativa che cerca di rispondere alle esigenze reali di chi oggi decide di investire nella propria formazione, spesso dovendo conciliare studio, lavoro e responsabilità familiari, oltre che per contenere i costi che gli studenti fuorisede devono sostenere.
Le lezioni si svolgono prevalentemente online, attraverso attività sincrone, che permettono di interagire direttamente con i docenti, e attività asincrone, con materiali, approfondimenti e lezioni registrate disponibili sulla piattaforma Moodle. Gli esami e le attività di tirocinio si svolgono invece in presenza, con gli esami nella sede universitaria di Santa Maria in Gradi a Viterbo.
Vorrei chiarire che la formazione a distanza non significa rinunciare alla relazione educativa, che rimane centrale anche nell’università. Significa piuttosto ripensare le modalità della didattica, valorizzando le opportunità offerte dalle tecnologie senza perdere la qualità del confronto, della partecipazione e dell’apprendimento”.
Oltre ai servizi educativi e al welfare, questo titolo guarda anche alla scuola: quali opportunità offre per l’accesso ai percorsi abilitanti per la classe A-18 e al tirocinio formativo attivo per il sostegno?
“La laurea magistrale LM-85 rappresenta un’opportunità interessante anche per coloro che intendono orientare il proprio futuro professionale verso il mondo della scuola.
Il titolo, infatti, consente l’accesso ai percorsi abilitanti per la classe di concorso A-18, Filosofia e scienze umane, naturalmente nel rispetto dei requisiti curriculari e degli eventuali crediti richiesti dalla normativa vigente. Può inoltre costituire un titolo utile per accedere ai percorsi di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità, nel rispetto dei requisiti previsti.
Il valore aggiunto, a mio avviso, consiste soprattutto nella preparazione pedagogica che questo corso offre. La scuola ha bisogno di insegnanti capaci non soltanto di trasmettere conoscenze, ma anche di comprendere le differenze, costruire relazioni educative e affrontare le complessità delle classi contemporanee”.
Le immatricolazioni si sono aperte a settembre, con l’avvio delle lezioni a ottobre. Chi può accedere direttamente al corso e quali possibilità ci sono per chi proviene da percorsi diversi dalla L-19?
“Abbiamo voluto costruire un percorso aperto, capace di accogliere persone provenienti da esperienze formative differenti, pur mantenendo la necessaria solidità della preparazione iniziale.
L’accesso è diretto per chi possiede una laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione, classe L-19, o il corrispondente titolo del precedente ordinamento, ma il corso è aperto anche a laureati provenienti da altri ambiti disciplinari. In questi casi è prevista la verifica di almeno 48 crediti formativi universitari, distribuiti tra discipline pedagogiche, psicologiche, filosofiche, sociologiche, storico-giuridiche e competenze linguistiche e informatiche.
La valutazione dei curricula viene effettuata considerando il percorso formativo complessivo, nel rispetto del regolamento didattico, senza adottare interpretazioni inutilmente rigide dei requisiti. Per questo invitiamo chi è interessato a contattarci e a sottoporci la propria documentazione, così da ricevere un primo orientamento ed eventualmente individuare le integrazioni necessarie”.
Per chi vuole proseguire gli studi dopo la laurea magistrale, quali porte apre questo percorso sul fronte dell’alta formazione e della ricerca pedagogica?
“La laurea magistrale non rappresenta necessariamente il punto di arrivo di un percorso universitario, ma può diventare l’inizio di una nuova fase di approfondimento professionale e scientifico.
I laureati potranno proseguire attraverso master universitari, corsi di perfezionamento e dottorati di ricerca, approfondendo temi come l’inclusione, le politiche educative, il welfare, le disuguaglianze, la diversità e le trasformazioni delle istituzioni formative.
L’università della Tuscia, anche attraverso le attività del Labform e i propri percorsi di ricerca, offre un contesto nel quale formazione, ricerca e rapporto con il territorio possono dialogare in maniera significativa.
Ma vorrei aggiungere un’ultima considerazione: formare un pedagogista significa anche formare un professionista capace di continuare ad apprendere per tutta la vita. In una società che cambia rapidamente, non possiamo pensare che le conoscenze acquisite all’università siano sufficienti una volta per tutte. La ricerca, la riflessività e l’aggiornamento permanente devono diventare parte integrante dell’identità professionale”.
