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“Luigi Petroselli è parte fondamentale della storia della repubblica italiana”

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Viterbo – “Petroselli non è una parte della storia del paese, ma parte fondamentale della storia della repubblica italiana”. Daniele Camilli ha aperto così il suo ricordo del politico nato a Pianoscarano e diventato sindaco di Roma, durante il convegno in una sala Regia piena di persone. “Con l’intitolazione delle sale di palazzo dei Priori Petroselli viene riconsegnato alla memoria condivisa della città di Viterbo”, ha sottolineato il giornalista e segretario organizzativo Uila Viterbo, che ha moderato e presentato l’incontro.

Luigi Petroselli con Sandro Pertini

Luigi Petroselli con Sandro Pertini


Luigi Petroselli, le cose fondamentali. Viterbo, dove nasce una storia politica. Convegno, scoprimento delle targhe, mostra e catalogo fotografico. Questi ultimi curati da Camilli, Danila Corbucci, giornalista e nipote di Petroselli, ed Emanuele Aronne, assessore alla qualità degli spazi urbani. A organizzare il tutto il comune, attraverso gli assessorati alla cultura e alla qualità degli spazi urbani.

Piena di gente la sala Regia: autorità civili e politiche, sindacati, partiti, associazioni e persone che hanno conosciuto, stimato e amato Luigi Petroselli. A inviare un messaggio anche il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’ex sindaco della capitale Ignazio Marino.

Daniele Camilli

Daniele Camilli


Assieme alla sindaca Chiara Frontini, ad Aronne e a Corbucci, sono intervenuti anche la vicesegretaria regionale del Pd Lazio Alessandra Troncarelli, Laura Allegrini, già senatrice e presidente della fondazione Vulci, don Flavio Valeri, vicario della forania di Viterbo, Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei facchini di santa Rosa, l’ex senatore Ugo Sposetti, Orazio Carpenzano, preside della facoltà di architettura della Sapienza, Stefano Bigiotti, sindaco di Valentano, architetto e urbanista, e Paolo Berdini, urbanista e già assessore all’urbanistica del comune di Roma nella giunta di Virginia Raggi.

Il significato dell’omaggio della città è stato al centro delle parole di Frontini. “Oggi riportiamo a casa Petroselli – ha detto Frontini –. Dopo 45 anni parliamo ancora del suo operato. Un uomo che ha lasciato il segno nella storia di Roma e d’Italia”.


Troncarelli si è soffermata sul rapporto che Petroselli ha costruito con i cittadini. “La parola chiave per Petroselli – ha sottolineato Troncarelli – è l’ascolto delle persone. È stato il sindaco del dialogo e delle periferie. Un uomo che ha lavorato per abbattere le barriere culturali e le diseguaglianze sociali”.

Nato a Viterbo nel 1932 e cresciuto nel quartiere di Pianoscarano, Luigi Petroselli è stato un dirigente politico nazionale del partito comunista italiano e sindaco di Roma tra il 1979 e il 1981, l’anno in cui è morto, il 7 ottobre, a 49 anni. Il sindaco più amato della capitale. A capo della federazione del Pci prima a Viterbo e poi a Roma, è stato anche consigliere comunale di Viterbo.

Massimo Mecarini e Giuseppe Parroncini

Massimo Mecarini e Giuseppe Parroncini


La capacità di dialogare è tornata anche nel ricordo di Allegrini, proveniente dal mondo della destra. “Rappresento l’altra parte della barricata – ha proseguito Allegrini –. Petroselli era un comunista, che dialogava. È stata una figura autorevole. Quando Storace cercava un candidato sindaco per Roma chiese una persona che fosse simile a Petroselli, individuandola tra l’altro in Giorgia Meloni”.

Dal confronto politico il racconto è passato ai ricordi familiari e agli anni della formazione. “C’è un collegamento tra me e Petroselli – ha spiegato don Flavio Valeri –. Mio papà fu suo compagno di scuola e papà me ne parlava con entusiasmo”. Petroselli nella sua prima adolescenza entrò in seminario per poi uscirne nella seconda metà degli anni ’40. “Ed è in seminario – ha aggiunto don Flavio – che in Petroselli si forma qualcosa di importante nella sua anima”.

Il legame con Viterbo è rimasto forte fino all’ultimo saluto. Subito dopo il funerale a Roma, Petroselli venne portato in città per la sepoltura. Prima dell’arrivo al cimitero San Lazzaro, Viterbo gli rese omaggio con la camera ardente in sala Regia e un corteo funebre che da piazza del Comune arrivò al cimitero passando per corso Italia e via Marconi. A portarlo a spalla Nello Celestini, allora presidente del Sodalizio, e Massimo Mecarini.

Mecarini ha rievocato quel momento, collegandolo all’omaggio dei facchini durante il trasporto di quest’anno. “Petroselli – ha commentato Mecarini – è una persona che ricordiamo con grande passione e amore e sono contento che il Sodalizio gli abbia dedicato la girata a piazza del Comune della macchina di santa Rosa di quest’anno. Quando lo abbiamo portato al cimitero, abbiamo portato sulle spalle una grande parte della storia di Viterbo, di Roma e della nazione”.

Ugo Sposetti

Ugo Sposetti


Sul valore dell’iniziativa per la memoria cittadina si è soffermata Corbucci. “In questi 45 anni c’è stato un vuoto – ha evidenziato Corbucci –. L’amministrazione Frontini ha colmato quel vuoto. Un atto coraggioso e che guarda al futuro”.

Sposetti ha ripercorso invece il ruolo di Petroselli nella politica nazionale e il suo contributo alla nascita dell’ateneo viterbese. “Petroselli ha lavorato per formare una classe dirigente – ha ricordato Sposetti –. Berlinguer scelse Petroselli, e la stampa romana lo definiva ‘etrusco’ quando lo volevano trattare bene, ‘un burino’ quando lo volevano trattare male. Petroselli amava Viterbo e fu fondamentale per la nascita dell’università della Tuscia, perché la comunità intellettuale romana non voleva un ateneo qui. Il giorno del funerale, nella stanza del sindaco, c’erano tantissime personalità, tra cui il sindaco di Parigi Jacques Chirac”.

Dal percorso politico, gli interventi hanno spostato l’attenzione sulla sua idea di città. “Con questa iniziativa si riannodano i fili di un pensiero contemporaneo – ha osservato Carpenzano –. Petroselli aveva una sensibilità innata per le pietre della storia, per i luoghi e per la comunità. La sera del 27 settembre 1979, appena eletto, rientrò a casa in silenzio e disse alla moglie Aurelia Sergi una frase semplice: ‘Bisogna restare con i piedi per terra’”.

Il rapporto tra i luoghi e le persone ha trovato un esempio concreto nel ricordo di Berdini. “Petroselli abitava in una periferia, fianco a fianco ai più deboli – ha ricordato Berdini –. E a Roma non era mai accaduto che un sindaco facesse una scelta del genere. Proprio per questa sua esperienza diretta, il ricucire e riallacciare la periferia al resto della città è stato l’asse portante di tutta la sua politica”.

Viterbo ricorda Luigi Petroselli - La sala del museo

Viterbo ricorda Luigi Petroselli – La sala del museo


Bigiotti ha inserito quella politica per le periferie in una visione più ampia della trasformazione urbana. “Tutela e conservazione dei monumenti, risanamento delle borgate e innovazione comunitaria vengono ricondotti da Petroselli a uno stesso progetto urbano – ha spiegato Bigiotti –, maturato nella più ampia stagione culturale e urbanistica segnata, con ruoli diversi anche dalle figure di Giulio Carlo Argan, Antonio Cederna e Renato Nicolini”.

A collegare questa eredità ai problemi delle città di oggi è stato infine Emanuele Aronne, principale organizzatore della giornata. “Dobbiamo ripartire dalle intuizioni di Petroselli – ha detto Aronne –, attualizzandone il pensiero. Ai suoi tempi la periferia era un concetto puramente geografico, legato alla distanza fisica dai servizi. Oggi quel modello non regge più: è il centro storico che rischia di diventare periferia, mentre i quartieri esterni assumono funzioni sempre più centrali”.


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