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Siena – (sil.co.) – Caso David Rossi, allarme dei penalisti sui lavori della commissione e tre giornalisti condannati per i servizi sui “festini”.
ieri la dura presa di posizione dei penalisti italiani che, dopo gli ultimi sviluppi della vicenda, parlano di “grave lesione della presunzione d’innocenza”, chiedendo che “sulla commissione intervengano i presidenti delle camere”.
L’Unione delle camere penali italiane, in particolare, chiede ai presidenti delle camere di “intervenire “affinché la commissione riconduca la propria attività entro i limiti dei poteri che la costituzione le attribuisce” e che “sia fatta piena luce sulla fuga di notizie, sulla diffusione di atti in possibile violazione degli obblighi di segreto e sulle modalità di conduzione dei lavori”.
I penalisti sollecitano inoltre una “seria riflessione” in parlamento sulle “garanzie dovute a chiunque venga chiamato in causa nell’ambito di un’inchiesta parlamentare. Lo stato di diritto – osservano – non può essere sospeso per una conferenza stampa”.
Risale nel frattempo allo scorso mese di luglio la condanna del tribunale di Genova che ha inflitto in primo grado una multa di 6mila euro ciascuno a Antonino Salvatore Monteleone, Davide Parenti e Marco Occhipinti per il servizio delle Iene andato in onda il 21 marzo 2019 sui presunti “festini”, prevedendo a carico degli imputati anche il risarcimento dei danni al pm Nicola Marini, da liquidarsi in separato giudizio civile.. Assolta invece “perché il fatto non sussiste” in relazione a tutti i servizi la delegata al controllo delle trasmissioni di Italia Uno all’epoca dei fatti contestati.
Vittima riconosciuta e parte civile il magistrato Nicola Marini nell’ambito del processo nato dai servizi televisivi de Le Iene sui presunti ‘festini’ collegati alla morte di David Rossi. La condanna riguarda il servizio andato in onda il 21 marzo 2019. Il giudice ha invece assolto Parenti, Monteleone e Occhipinti dall’imputazione per il servizio del 20 maggio 2019 perché il fatto non sussiste. Per gli episodi risalenti al 2017 e al marzo 2018 è stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, mentre per le contestazioni relative ad altre persone offese è stato dichiarato il non doversi procedere per difetto di querela.
Lo scorso giugno, la procura di Genova aveva avanzato la richiesta di 8 mesi di reclusione per diffamazione a carico dei tre giornalisti. Pochi giorni, a metà luglio, il tribunale di Genova ha pronunciato la sentenza di primo grado, condannando gli autori e il curatore del servizio a una pena pecuniaria di 6mila euro di multa, oltre al risarcimento danni in sede civile a favore della parte civile, anziché disporre la pena detentiva richiesta dall’accusa, contro cui aveva preso posizione la Federazione nazionale stampa italiana..
Presunte parti offese nel processo sette magistrati, tra i quali il viterbese Aldo Natalini, che indagarono sulla morte del capo comunicazione Mps, precipitato dalla finestra del suo ufficio di palazzo Salimbeni, a Siena, la sera del 6 marzo 2013. Gli altri sono Salvatore Vitello, Fabio Maria Gliozzi, Andrea Boni, Nicola Marini, Antonino Nastasi, Roberta Malavasi. Tutti difesi dall’avvocato del foro di Genova, Andrea Vernazza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva.
