|
|
Roma – Filone “narcotraffico e spaccio di cocaina” di mafia viterbese, 7 condanne e 25 rinvii a giudizio col rito ordinario tra cui i boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. Per questi ultimi, il processo davanti al secondo collegio del tribunale di Roma comincerà il 20 gennaio.
Il viterbese Gabriele Laezza, detto Gamberone, per cui erano stati chiesti 14 anni e 4 mesi, è stato condannato a sette anni e mezzo di carcere. Il fratello del boss, David Rebeshi, a 14 anni di carcere a fronte dei 18 richiesti. Il pentito Sokol Dervishi a 3 anni e 4 mesi, come chiesto dall’accusa.
Nell’ambito del filone principale di mafia viterbese, il 31 gennaio 2023, Laezza era stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione dalla corte di cassazione. Sempre con l’abbreviato.
Degli altri quattro imputati che hanno beneficiato della sconto di un terzo della pena, dell’abbreviato, Alessandro Ghisu e Pierre Vince John Manuputty sono stati condannati a 10 anni ciascuno, Riza Muco a 15 anni di reclusione e Shkelzen Patozi a 3 anni.
Un solo imputato è stato assolto, un 44enne sardo, mentre per un altro è stato disposto il non luogo a procedere, in quanto irreperibile.
Si e chiusa così, davanti al gup Rosalba Liso del tribunale di Roma, l’udienza preliminare. Il pm antimafia Fabrizio Tucci, tra febbraio e aprile, aveva chiesto, per gli 8 imputati che hanno scelto l’abbreviato, pene da 3 anni e 4 mesi a 20 anni di reclusione e una sola assoluzione. Ha invece chiesto il rinvio a giudizio per tutti gli altri, cui viene contestata l’associazione per delinquere.
Tra gli imputati, i boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, di 51 anni e 43 anni. Diciotto indagati sono italiani, tra cui diversi sardi. Dieci sono d’origine albanese. Sette d’origine romena. Uno d’origine olandese e un altro del Marocco. Ci sono anche dei viterbesi.
Risale al 24 settembre 2025 la prima udienza preliminare, dopo la richiesta di rinvio a giudizio della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini del carabinieri di Viterbo, nell’ambito dell’inchiesta parallela a “mafia viterbese” per fatti di droga a partire dal 2017.
Tra i difensori, oltre a Roberto Afeltra per Ismail Rebeshi e Giuseppe Di Renzo per Giuseppe Trovato, i legali viterbesi Michele Ranucci, Simona Mancini, Domenico Gorziglia, Gino Salvatori, Giuseppe Pierdomenico, Roberto Alabiso, Domenico Cardellini e Giuliano Migliorati.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
