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Viterbo – “Nessuno schiaffo a Hassan Sharaf”, chiesta l’assoluzione dei due penitenziari.
Si è chiusa ieri con la richiesta di assoluzione la discussione dell’accusa al processo a due agenti del carcere di Mammagialla imputati di abuso dei mezzi di correzione in concorso per il presunto schiaffo sferrato a Hassan Sharaf il 23 luglio 2018 poco prima che si impiccasse in una cella d’isolamento del Nicandro Izzzo di Viterbo.
Il pm ha evidenziato l’assenza di riscontri oggettivi. Nessun segno di violenza al volto”, ha sottolineato, spiegando che le cartelle cliniche redatte al momento del ricovero in ospedale e i successivi esami autoptici eseguiti dopo il decesso “non hanno evidenziato alcuna ecchimosi sul viso né lesioni al cranio compatibili con lo schiaffo o con l’impatto contro il muro”.
Decisiva l’analisi dei video. Le immagini delle telecamere interne, secondo la procura, non avrebbero mostrato condotte illecite, configurando invece l’intervento degli operatori come “un’azione energica ma indispensabile per fronteggiare una situazione di emergenza, mossa dalla necessità di tutelare l’incolumità degli stessi agenti e dello stesso detenuto, che versava in stato di grave alterazione”.
“Gesto estemporaneo”. Il pm ha parlato di “gesto estemporaneo” da parte di uno degli agenti, escludendo l’ipotesi di una condotta omissiva da parte dell’altro che non avrebbe “avuto il tempo di mettere in atto alcun condotta contenitiva”, per cui, anche volendo riqualificare il reato in percosse, andrebbe comunque assolto per non avere commesso il fatto.
No alla trappola dello “schiaffo di correzione”. Di parere opposto i legali di parte civile della famiglia. Gli avvocati Giacomo Barelli e Mattia Capogrossi per Michele Andreano, ribadendo la richiesta di condanna dei due penitenziari, hanno invitato il giudice a non cadere nella trappola dello “schiaffo di correzione”, ricordando che non esiste alcuna norma che giustifichi l’uso della violenza fisica nei confronti dei detenuti a fini disciplinari o “correttivi”.
Il processo riprenderà a novembre, con la discussione del difensore Giuliano MIgliorati, dopo di che è prevista la sentenza.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
