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Non minacciò la moglie col coltello in mano: “Stava tagliando il pane”

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Luigi Mancini

Il difensore Luigi Mancini

Castel Sant’Elia – (sil.co.)- Non minacciò la moglie col coltello in mano: ” Stava tagliando il pane”. Si è concluso con un’assoluzione il processo a carico di un operaio 49enne di nazionalità romena, finito alla sbarra con le accuse di maltrattamenti in famiglia e minacce aggravate nei confronti della moglie e della figlia, di 49 e 19 anni.

La vicenda è passata al vaglio del tribunale a seguito di un episodio risalente al 16 marzo 2023.

In quell’occasione, l’imputato — che secondo le prime ricostruzioni agiva spesso sotto l’effetto dell’alcol — si era reso protagonista di una violenta lite in casa, culminata con l’intervento dei carabinieri.

L’episodio aveva portato all’applicazione della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alle due donne, le quali non si erano poi costituite parte civile nel successivo processo col giudizio immediato.

In aula, la difesa dell’imputato, sostenuta dall’avvocato Luigi Mancini, ha però ridimensionato radicalmente la portata e la dinamica dei fatti. Il legale ha dimostrato che quel giorno l’imputato si trovava semplicemente in cucina ed era intento a tagliare il pane, quando la moglie gli avrebbe improvvisamente scagliato contro una sedia durante una discussione.

Solo a quel punto l’imputato avrebbe reagito verbalmente dicendole “se lo rifai ti ammazzo”, ma senza mai brandire il coltello da cucina contro la donna o la figlia né tentare di colpirla.

Al termine del dibattimento, il pubblico ministero Paola Conti ha chiesto una condanna a tre mesi di reclusione per il reato di minaccia. Il giudice, accogliendo le argomentazioni della difesa, ha invece assolto il 49enne da ogni addebito.


– Minaccia moglie e figlia con un coltello da cucina, a processo per maltrattamenti


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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