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Precari della scuola, ministero condannato a “risarcire” la prof per le supplenze brevi

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Roma - Tar del Lazio

Roma – Tar del Lazio

Viterbo – (sil.co.) – Mancato pagamento delle supplenze brevi, il Tar del Lazio condanna il ministero dell’istruzione a pagare tremila euro di arretrati a una docente precaria viterbese. 

Nuova stangata per il ministero dell’istruzione e del merito sul fronte dei diritti dei precari della scuola. Con sentenza pubblicata il 16 ottobre, la sezione terza ter ha accolto il ricorso di un’insegnante, ordinando a viale Trastevere di dare immediata esecuzione a un giudicato da mesi rimasto del tutto inattuato.

La vicenda trae origine da una precedente decisione del giudice del lavoro del tribunale di Viterbo. Il tribunale ordinario, con sentenza del 2025, aveva riconosciuto il diritto della docente a percepire la cosiddetta “retribuzione professionale docenti” (Rpd) per i periodi di servizio svolti tramite contratti di supplenza breve, condannando il ministero al pagamento di 3.018,15 euro, oltre a interessi legali e rivalutazione monetaria.

Nonostante il provvedimento viterbese fosse passato definitivamente in giudicato per mancata impugnazione, l’amministrazione è rimasta inerte, senza saldare il debito né fornire giustificazioni. Di fronte al perdurante silenzio delle istituzioni, la docente — assistita dagli avvocati Salvatore Giannattasio e Andrea Giannattasio — si è rivolta al Tar del Lazio promuovendo il giudizio di ottemperanza.

Il collegio capitolino ha ribadito la natura vincolante della decisione del giudice civile per cui il ministero è stato condannato a dare piena attuazione al titolo giudiziario entro sessanta giorni dalla notifica o comunicazione della sentenza. Qualora l’inadempimento dovesse protrarsi oltre tale termine, subentrerà un commissario ad acta (individuato nel direttore generale competente del ministero), che si sostituirà all’amministrazione inerte entro i successivi 90 giorni per disporre il pagamento.

Il ministero è stato inoltre condannato al pagamento di 800 euro per le spese di lite, oltre agli accessori di legge e al rimborso del contributo unificato, con distrazione in favore dei legali della docente.

La decisione conferma un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, che tutela il diritto dei docenti precari a non subire disparità di trattamento stipendiale rispetto al personale di ruolo per i periodi di supplenza temporanea.


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