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Caprarola – Riceviamo e pubblichiamo – Nelle ultime settimane, come Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori, ci siamo fatti carico di ascoltare e raccogliere il profondo malcontento che attraversa la quasi totalità dei produttori corilicoli del nostro territorio.
Di fronte a un’inerzia istituzionale che rischia di schiacciare le aziende agricole sia sul piano economico che su quello sociale, abbiamo deciso di muovere un passo concreto e responsabile.
Siamo partiti da quella che è la nostra identità, noi siamo una piccola realtà associativa e il nostro compito principale è sempre stato quello di stare accanto agli agricoltori, ascoltarne le necessità e, con l’aiuto di professionisti qualificati, tradurle in istanze chiare, fondate e documentate.
Con l’invio formale di una documentata richiesta ai presidenti provinciali di Coldiretti, Cia e Confagricoltura, consideriamo il nostro compito istituzionale su questa specifica vicenda essenzialmente concluso: ora spetta a chi possiede la struttura, il peso politico e la forza di rappresentanza istituzionale portare avanti le istanze degli Agricoltori nelle sedi opportune.
Nel documento consegnato ai sindacati abbiamo messo in luce le pesanti criticità economiche che stanno soffocando la campagna di raccolta 2026 a causa di una penalizzazione ingiustificata sui prezzi.
L’attuale sistema applicato sul mercato non si limita a detrarre il peso delle nocciole difettose dalla resa utile, ma applica “scalette di abbuono” che tagliano progressivamente il valore in euro del singolo punto resa. Si tratta di una vera e propria “doppia penalizzazione” che riduce il prezzo in modo del tutto sproporzionato rispetto al danno effettivo, in aperto contrasto con le norme sulle pratiche commerciali sleali (D.Lgs. 198/2021).
Questo meccanismo di svalutazione progressiva porta il compenso finale riconosciuto al produttore al di sotto dei costi medi di produzione stimati da Ismea. Gli agricoltori si trovano così a lavorare in perdita, subendo condizioni contrattuali insostenibili e quando il lavoro non garantisce più nemmeno la copertura dei costi, l’impatto non è solo economico, ma colpisce al cuore la dignità dei lavoratori e la tenuta sociale dell’intero distretto agricolo della Tuscia.
Con questa iniziativa abbiamo fatto la nostra parte fino in fondo. Abbiamo chiesto formalmente ai sindacati e ai loro uffici tecnici di verificare la conformità di queste griglie di prezzo e di valutare un intervento urgente presso il ministero dell’Agricoltura. Asta ha acceso un faro su un’ingiustizia diffusa; ora confidiamo che chi ha il potere e la rappresentanza per farlo agisca per tutelare la stabilità e la dignità del lavoro dei nostri agricoltori.
Fernando Monfeli
Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori
