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Rapina al distributore, i banditi inchiodati dal Dna fanno a scaricabarile

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Viterbo – (sil.co.) – Rapina al distributore, banditi traditi dalle tracce biologiche ed ematiche passate al setaccio dalla polizia scientifica. Ma in tribunale fanno a scaricabarile. A inchiodarli sangue, saliva e sudore trovati anche sul volante e il cambio della vettura della fuga. 


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


È ripreso con le testimonianze degli investigatori che hanno identificato i rapinatori tramite il Dna repertato sulla vettura usata per la fuga e sulla scena del crimine il processo per la violentissima rapina a mano armata messa a segno il 12 giugno 2024, intorno alle 9,30 del mattino, ai danni del distributore al Ewa al chilometro 62.500, in direzione Vetralla. Bottino, 1.820 euro in contanti, sottratti dal borsello di uno dei dipendenti che stava facendo il giro di raccolta degli incassi..

Imputato in solitaria davanti al collegio presieduto dal giudice Savina Poli un pregiudicato di 44 anni (residente a Latera e legato alla criminalità romana), difeso dall’avvocato Antonio Di Cicco. È accusato di rapina pluriaggravata e lesioni in concorso, mentre per gli altri due complici si procede separatamente. Saarebbero stati loro gli autori nateriali della rapina, mentre lui sarebbe rimasto in macchina pronto a scappare. 


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


Sentiti gli ultimi testimoni dell’accusa, pm Francesca Proietti, è stata la volta di uno dei due complici e dell’esame dell’imputato. Nel corso dell’interrogatorio entrambi hanno fatto a scaricabarile, dicendo in sostanza che era stato l’altro a portarlo alla pompa e decidere il colpo. È anche emerso che prima del colpo, i banditi avrebbero effettuato un sopralluogo per capire quando e come agire per trovare più denaro, ovvero al passaggio del “corriere” che faceva il giro della raccolta soldi presso i distributori del gruppo. 

Vittime due benzinai di origine africana – un 42enne senegalese e un 25enne del Mali –  aggrediti brutalmente con pugni e bastonate. Entrambi hanno riportato lesioni giudicate guaribili in 7 giorni. Due rapinatori hanno materialmente aggredito e minacciato le vittime con una pistola a canna corta con matricola abrasa e un bastone, mentre un terzo complice fungeva da palo a bordo di una Fiat Punto.


Viterbo - Rapina distributore

Viterbo – Rapina distributore


Sulla vettura, bloccata dalla polizia sulla Cassia a Formello, uno dei rapinatori che perdeva copiosamente sangue dalla testa. Colpito da una bastonata alla nuca durante la fuga, è il complice ascoltato lunedì in udienza, arrestato in flagranza e trasportato d’urgenza all’ospedale Sant’Andrea di Roma, dove è giunto in codice rosso. L’altro esecutore materiale della rapina, al momento della fuga, sarebbe rimasto a terra, inseguendo disperatamente la macchina, riuscendo solo in extremis a farsi caricare a bordo. 

Durante l’udienza del 5 maggio, il testimone chiave (il 42enne senegalese, parte civile con l’avvocato Carlo Mezzetti) ha ripercorso i drammatici momenti del pestaggio, descrivendo i due assalitori (“uno calvo e uno con la felpa gialla”) e mostrando alcune foto scattate con il proprio cellulare durante la fuga dei banditi.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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