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Rapina alla gioielleria Bracci: “Il boss Trovato era già intercettato per mafia viterbese”

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Il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato

Il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato

L'avvocato Giuseppe Di Renzo

L’avvocato Giuseppe Di Renzo

Viterbo – “Giuseppe Trovato era già intercettato per mafia viterbese”. È emerso durante la testimonianza di un militare del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo, durante l’ultima udienza del processo in cui il boss è accusato di essere il mandante della rapina alla gioielleria Bracci.

Sta scontando oltre 12 anni di prigione. Giuseppe Trovato è stato l’unico dei tre imputati ad essere presente, in video collegamento col carcere di Fossombrone, dove sta scontando una condanna definitiva a 12 anni e 9 mesi, assistito dallo storico difensore Giuseppe Di Renzo, presente in aula davanti al collegio presieduto dal giudice Jacopo Rocchi. 

In pizzeria con uno dei sodali. Con Trovato è imputato quale pianificatore del colpo anche Antonio Loria, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, all’epoca titolare di una pizzeria in centro, dove secondo quanto emerso in udienza il boss si sarebbe recato a mangiare con il sodale Spartak Patozi. 

Intercettato in macchina. È emerso anche come Trovato, poi arrestato il 25 gennaio 2019 nell’operazione Erostrato, nella primavera dell’anno precedente fosse già intercettato dai carabinieri nell’ambito delle indagini della Dda di Roma. In particolare, avrebbe parlato di Loria durante una conversazione in macchina, sulla Opel Astra della compagna, perché la sua era a riparare. .

La “soffiata” traditrice. Al ristoratore, intercettato dal 22 marzo 2018, avrebbe invece fatto riferimento lo stesso autore materiale della rapina Ignazio Salone al momento dell’arresto, avvenuto il giorno dopo presso casa di una sorella a Montalto di Castro. Sempre Salone avrebbe contribuito inconsapevolmente a chiudere il cerchio, ascoltato dagli investigatori durante i colloqui coi familiari nel carcere di Mammagialla. 

Ignazio Salone dovrà testimoniare. Fondamentale l’incrocio delle varie intercettazioni, di cui è stata fatta la trascrizione, che però non è stata visionata dal militare del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo che si è occupato sia di mafia viterbese che della rapina, per cui la sua testimonianza è stata interrotta perché possa esaminarle. e dare gli opportuni chiarimenti alla prossima udienza.  Con l’occasione è stato ribadito che anche Salone, il quale ha già scontato la sua pena per rapina aggravata in concorso con altri tre soggetti, sarà sentito dal collegio come testimone, assistito dal suo legale. 

Il “palo” incinta e il ferrovecchio. Imputata nell’attuale procedimento anche una delle due donne che fecero da palo, Ienela Grancea, la cui posizione fu stralciata a suo tempo perché incinta al momento dell’arresto. Sarebbe, peraltro, stata lei a custodire per Salone la pistola usata nella rapina, un ferrovecchio che si è inceppato al momento dell’uso, abbandonata nella goielleria dai rapinatori in fuga con un bottino di centomila euro in gioielli. Salone è rimasto ferito a una mano, tentando di disarmare la vittima. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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