Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 4 ottobre non è una data qualsiasi: è la festa di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, l’uomo che più di ogni altro ha incarnato l’amore universale per il creato, celebrando il sole, l’acqua e gli animali come fratelli e sorelle. Non a caso, questa stessa data è stata scelta per la Giornata mondiale degli animali. È un giorno che dovrebbe unire il paese in una riflessione profonda sul rispetto della natura e di tutte le creature di Dio, ma che oggi, purtroppo, si trasforma nel palcoscenico di una profonda e dolorosa ipocrisia.
Un cane e un gatto
Da una parte c’è l’Italia reale: quella dei cittadini, delle famiglie, dei giovani, in cui la sensibilità verso i diritti degli animali e la tutela dell’ambiente è fortemente cresciuta. C’è una coscienza collettiva matura che chiede protezione per la biodiversità, rispetto per gli ecosistemi e la fine delle crudeltà.
Dall’altra parte, però, c’è la politica italiana. Una politica che spesso si rivela “ammazzatutto e sparatutto”, schiacciata dalle lobby dei cacciatori e da interessi economici miopi. Mentre le istituzioni celebrano la figura di San Francesco con discorsi di facciata, retorica e messaggi di pace, nei palazzi del potere si firmano decreti che deregolamentano la caccia, si autorizzano abbattimenti indiscriminati di fauna selvatica e si indeboliscono le tutele per i nostri boschi e i nostri animali.
È una vera e propria vergogna. Questo stridente contrasto non è solo incoerenza: è pura ipocrisia. Non si può onorare il patrono d’Italia se poi si volta costantemente la faccia dall’altra parte quando si tratta di difendere la sua eredità più grande: l’amore e il rispetto per la vita in ogni sua forma. La natura e le sue creature meritano leggi giuste e tutele reali, non la solita sfilata di vuote parole il 4 ottobre per poi riaprire la stagione degli spari il giorno dopo.
Massimiliano Fumoso
