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Somigli (Uil): “Nuovo decreto scuola, ora servono risposte concrete”

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Viterbo – Dal sostegno al reclutamento, dagli istituti tecnici all’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana, il dl 170/2026 ridisegna diversi ambiti della scuola. La segretaria generale della Uil Scuola Viterbo, Silvia Somigli: “Alcune nostre richieste sono state accolte. Ora servono interventi concreti e condizioni adeguate per le scuole”.


Viterbo - Silvia Somigli

Viterbo – Silvia Somigli


In particolare, sul sostegno, viene modificata la predisposizione del Pei (piano educativo individualizzato): per gli alunni che proseguono nello stesso grado viene considerata prioritariamente la conferma delle ore assegnate nell’anno precedente, salvo motivate ragioni per una diversa quantificazione. Nei passaggi tra diversi gradi, il fabbisogno viene invece riesaminato sulla base delle esigenze individuate nel documento. Novità anche per il funzionamento del Glo.

Sul fronte del reclutamento, diventano strutturali i percorsi abilitanti da 30 cfu/cfa per i docenti in possesso dei requisiti previsti dalla norma. Per gli Itp (insegnanti tecnico-pratici), viene prorogato fino al 31 dicembre 2027 il regime transitorio che consente l’accesso alle procedure concorsuali con il diploma previsto per la relativa classe di concorso.

Per i funzionari Eq con incarico di Dsga (direttore dei servizi generali amministrativi), dal 2027/28 saranno utilizzate le graduatorie del concorso ordinario e della procedura di progressione avviate nel 2024, con la possibilità di scorrimento dopo l’assunzione dei vincitori, in presenza di posti disponibili e delle necessarie facoltà assunzionali.

Novità anche per gli istituti tecnici, che assumono la denominazione di “licei tecnologici”, mantenendo l’attuale assetto ordinamentale. Nel curricolo, vengono recuperate 132 ore nel primo biennio, 66 nel secondo biennio e 99 nel quinto anno. Dal 2027/28 torna, inoltre, su base facoltativa, il latino nella scuola secondaria di primo grado, con un’ora settimanale aggiuntiva dalla seconda classe.

Il decreto stanzia 70 milioni di euro tra il 2026 e il 2027 per orientamento, tutoraggio, inclusione e contrasto alla dispersione e prevede ulteriori risorse per libri di testo, educazione al rispetto, contrasto alla violenza di genere e al cyberbullismo, Pnrr e digitalizzazione.

Una parte del provvedimento riguarda infine gli alunni con cittadinanza non italiana. Dal 2027/28, viene introdotto nelle classi prime un limite del 30%, secondo criteri specifici. Sono previste inoltre misure per la distribuzione degli studenti tra le scuole, il potenziamento dell’italiano L2 e percorsi di apprendimento della lingua italiana per i genitori nei casi individuati dalla norma.

Per Silvia Somigli, segretaria generale della Uil Scuola, alcune delle misure introdotte rappresentano un primo risultato del confronto con il Ministero, ma restano questioni che devono essere affrontate.

“Sugli istituti tecnici abbiamo ottenuto un primo risultato importante: il recupero delle ore nel biennio e nel quinto anno modifica l’impianto iniziale della riforma e restituisce spazio alle discipline curricolari. Ora però dobbiamo verificare gli effetti concreti sui quadri orari, sulle classi di concorso, sulle cattedre e sugli organici”.

La Uil Scuola, spiega Somigli, continuerà quindi a chiedere interventi anche in sede di conversione del decreto: “Dietro ogni ora di insegnamento ci sono una disciplina, una professionalità e un posto di lavoro. Tutti devono essere tutelati”.

Sul tetto del 30% agli alunni con cittadinanza non italiana, la posizione della Uil Scuola resta netta: “Siamo contrari a un limite percentuale come risposta a un problema che le scuole conoscono e affrontano ogni giorno. Un ragazzo non può essere considerato semplicemente una percentuale e una scuola non può essere lasciata sola”.

Per Somigli, la risposta deve passare da strumenti concreti: “Servono il rafforzamento dell’organico A-23, percorsi strutturali di italiano L2, più mediatori linguistico-culturali, classi meno numerose nelle situazioni più complesse e organici aggiuntivi e stabili. L’integrazione si costruisce investendo sulla scuola, sulla lingua e sul personale”.

Positivo, invece, il giudizio sulla possibilità di rendere strutturale l’accesso ai percorsi abilitanti da 30 cfu/cfa per i docenti con i requisiti previsti. Ma, sottolinea la segretaria generale, “l’abilitazione non può diventare una barriera economica. Chi per anni ha garantito il funzionamento della scuola da precario non può essere messo nelle condizioni di dover sostenere percorsi costosi e difficilmente conciliabili con il lavoro. Servono posti adeguati al fabbisogno, costi sostenibili, una distribuzione equilibrata dei percorsi e modalità di frequenza compatibili con il servizio”.

Anche sul fronte dei Dsga, Somigli considera positiva la possibilità di utilizzare e scorrere le graduatorie: “È una risposta a una richiesta che abbiamo avanzato più volte. Ora bisogna garantire assunzioni adeguate ai posti effettivamente disponibili. Non è comprensibile avere posti vacanti mentre nelle graduatorie ci sono lavoratori che hanno superato le procedure previste”.

Sulla digitalizzazione, la segretaria generale della Uil Scuola richiama la necessità di distinguere innovazione e semplificazione: “Sviluppare il Sidi, rendere interoperabili le banche dati e integrare le piattaforme può aiutare le scuole, ma digitalizzare una procedura non significa automaticamente semplificarla. La vera semplificazione è eliminare duplicazioni, richieste ripetute, passaggi inutili e adempimenti che gravano sulle segreterie. Non servono altre piattaforme se aumentano il lavoro: servono strumenti che lo riducano davvero”.

Attenzione anche alle modifiche sul Pei e sul sostegno: “La continuità delle ore può essere utile, ma non deve diventare un automatismo. Al centro devono restare i bisogni effettivi dell’alunno e quanto previsto dal Pei. Semplificare le procedure non può significare ridurre il diritto al sostegno”.
Il punto che tiene insieme i diversi interventi, per Somigli, resta quello delle risorse e degli organici. “Il decreto introduce nuove attività e nuove responsabilità per le scuole. Sono obiettivi importanti, ma ogni nuova funzione significa anche nuovo lavoro per docenti, personale Ata e dirigenti.

Non possiamo chiedere alla scuola di fare sempre di più con gli stessi organici. La qualità della scuola dipende prima di tutto dalle persone che ogni giorno la fanno funzionare. Per questo alle riforme devono accompagnarsi organici adeguati, stabilità del personale, valorizzazione professionale e un riconoscimento economico coerente con le responsabilità.

Il confronto con il Ministero deve continuare – conclude Somigli -. Il nostro obiettivo è semplice: trasformare le norme in condizioni concrete per lavorare meglio e garantire una scuola statale di qualità. È su questo terreno che si misura concretamente l’investimento sulla scuola statale del nostro paese”.


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