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Roma – Sarebbe un 25enne residente in provincia di Viterbo l’uomo che da oltre un anno era diventato l’incubo di numerose professioniste del foro romano. Sarà processato per molestie.
A Viterbo, per un caso analogo, a settembre 2025 il giudice ha condannato a tre anni per stalking un 33enne romano, descritto come maniaco telefonico seriale. L’uomo aveva preso di mira due avvocatesse, insultandole con frasi come “sei una porca” e minacciandole con “so dove vivi”.
Con il nome fittizio di “Jimmi”, il 25enne rinviato a giudizio a Roma per molestie avrebbe chiamato a qualsiasi ora della notte avvocatesse penaliste, approfittando del fatto che, per motivi legali di irreperibilità e reperibilità d’ufficio, non potessero spegnere il cellulare né ignorare le telefonate provenienti da numeri anonimi.
Sempre lo stesso il modus operandi: contattare la professionista fingendo di aver bisogno di un consulto legale urgente, per poi lasciarsi andare a rumori e ansimi compatibili con atti di autoerotismo.
Secondo quanto riportato da Repubblica, sarebbero almeno 15 le donne prese di mira, tre delle quali hanno deciso di presentare formale denuncia.
Una delle vittime avrebbe ricevuto 95 chiamate nell’arco di 26 giorni. In un altro caso, il 25enne avrebbe contattato più colleghe dello stesso studio, dimostrando di averne studiato preventivamente i profili e le attività.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
