Viterbo – Una città divisa in due da un fiume invisibile. Un tempo c’era l’Urcionio. Lo spirito del profondo. Poi, negli anni ’30, il fiume è stato tombato ed è diventato via Marconi. Oggi quell’asse d’asfalto non è soltanto una strada, ma un confine sotterraneo che divide Viterbo in due mondi distinti, finendo poi per riversarsi a valle, nell’imbuto di Faul.
Da un lato la città turistica e monumentale; dall’altro quella multietnica e in continua trasformazione, un inconscio urbano che chiede di essere riconosciuto e di prendere la parola.
A sinistra del boulevard, tra via Bianchi e piazza della Repubblica, la stabilità della storia, della memoria e della tradizione. A destra il fermento plurale del futuro. In mezzo il Sacrario dove le sostanze si uniscono in una miscela omogenea, combinata e turbolenta. Il segno dove le onde si infrangono e l’acqua torna indietro.
La città delle comunità internazionali
Spalle al teatro dell’Unione, la sponda destra dell’Urcionio racchiude i quartieri di San Faustino, piazza della Rocca, il Pilastro, piazzale Gramsci e via della Palazzina. È il cuore pulsante di una Viterbo plurale e in costante crescita demografica. La città delle comunità internazionali.
Viterbo – La chiesa di San Faustino
Negli ultimi dieci anni, la popolazione straniera residente è passata dall’8,3% all’11%, contando oltre 7.300 persone e ben 124 nazionalità. Tra queste, la comunità musulmana ha registrato l’incremento più significativo, arrivando a rappresentare il 32% (2337 persone) dei residenti internazionali. E il 52% della forza lavoro bracciantile nata all’estero della città dei Papi, 509 lavoratori su 931.
In zone come San Faustino, più di un abitante su tre è di origine straniera (2900 su 8 mila residenti). Un tessuto sociale che ha rianimato il quartiere aprendo negozi, pizzerie e attività di vicinato.
Viterbo – Piazza della Rocca
I dati dello studio #mappaviterbo, curato da Federico Tomassi (#mapparoma) e presentato nel marzo 2026 alla scuola “Mario Fani”, confermano la vitalità di quest’area. L’età media è sotto i 45 anni, la più bassa del centro storico, mentre il 15% della popolazione ha tra i 15 e i 30 anni, così come quasi il 22% tra i 30 e i 45 anni. Inoltre, il tasso di laureati raggiunge il 24,4%, superando quello della sponda opposta.
Molti appartamenti ed esercizi commerciali abbandonati sono stati acquistati e ristrutturati da lavoratori, in gran parte operai gambiani, senegalesi, bengalesi, nigeriani, cinesi e pakistani, che stanno dando vita a una nuova classe media fatta di imprenditori, molti dei quali giovani, professionisti e mediatori culturali. Persone che spesso hanno titoli di studio – lauree, master e dottorati, non riconosciuti in Italia – e conoscono bene, ciascuno, fino a 7-8 lingue diverse.
Una classe media che con gli operai delle campagne e dei cantieri, come pure con i lavoratori a servizio nelle abitazioni dei privati, condivide il divario socio-economico e una serie di discriminazioni, dirette e indirette, che si manifestano su più livelli: da quelle razziali all’identità di genere, dall’orientamento sessuale alla classe sociale. Una situazione che, col tempo, potrebbe determinare una visione oppositiva dei rapporti sociali. Un’esperienza che il più delle volte si esplicita in uno sfruttamento continuo che genera una duplice esigenza: la conquista delle risorse materiali, come ad esempio l’acquisto di appartamenti e locali commerciali, e la necessità del riconoscimento della propria specificità. Quando il colore della pelle e il divario socio-economico si sommano, la discriminazione diventa multipla e la risposta ideologica tende a farsi oppositiva.
In questi quartieri la contaminazione è quotidiana. Nascono le prime squadre di calcio di comunità, come quella dell’Asfa-Uila o la selezione senegalese, e prendono forma associazioni e presidi di tutela sociale (Caf e patronati) destinati a evolversi in vere e proprie reti di rappresentanza.
Viterbo – La squadra della Asfa-Uila
Non solo, ma lingue diverse si incrociano quotidianamente, creando un “controlinguaggio” fluido che ridefinisce spazi sociali e simbolici. Se per il linguista Ferdinand de Saussure la lingua è l’insieme rigido di regole ereditate e la parola ne rappresenta l’uso creativo e soggettivo, a destra dell’Urcionio è proprio la parola a dominare. Questa creatività comunicativa genera nuove modalità espressive che arrivano a influenzare perfino la dimensione inconscia, le sue formazioni e l’esperienza del sogno. Nello specifico, come insegna Winnicott, gli spazi transizionali in cui la persona ripone i propri contenuti psichici.
Un esempio plastico di questa profondo e radicale mutamento è il sogno della madre di Aicha, una donna senegalese e musulmana che, guarita da una malattia dopo aver sognato Santa Rosa, ha collocato l’immagine della patrona viterbese sul comodino accanto al Corano. Un fenomeno di traduzione culturale che si ritrova anche nel parallelo spontaneo tracciato dalle donne senegalesi tra la festa islamica del Magal e il trasporto della macchina di Santa Rosa nel corso dell’ultima festa, quest’estate, l’8 agosto, di Serigne Touba. Come raccontato in un articolo di Tusciaweb.
Viterbo – La festa islamica Magal di Touba
A differenza del passato, in cui chi emigrava viveva un isolamento radicale, oggi questi quartieri rappresentano il terminale di una vera e propria geografia cosmopolita.
Una geografia, come spiega la filosofa Rosi Braidotti, in grado di sottrarsi “alle formule del pensiero e del comportamento socialmente codificate”. Uno “stato nomade” definito “più che dall’atto del viaggiare, da una presa di coscienza che sostiene il desiderio del ribaltamento delle convenzioni date”. Una coscienza critica caratterizzata anche dalla presenza “virtuale” delle reti parentali e amicali dei paesi d’origine in grado di sovrapporsi al contesto reale delle comunità e capaci, a migliaia di chilometri di distanza da Viterbo, di determinare scelte e strategie di singoli e famiglie.
La città turistica
A sinistra di via Marconi si estende la Viterbo da cartolina: piazza del Comune, corso Italia, porta Romana, via san Lorenzo, san Pellegrino e il palazzo dei Papi. È il centro politico, religioso e turistico, teatro dei grandi eventi cittadini e della tradizione.
Qui la resistenza alle trasformazioni è più forte. Il patrimonio immobiliare si orienta prevalentemente verso la ricettività turistica (B&b e case vacanza), a discapito degli affitti a lungo termine. Il risultato è un’area di straordinaria bellezza, ma socialmente “cristallizzata”.
Turisti a Viterbo
I numeri delineano un profilo demografico opposto alla città delle comunità internazionali: circa 5 mila gli abitanti con una presenza internazionale inferiore al 7%. L’età media supera i 46 anni, la più alta del centro storico, e oltre il 30% dei residenti ha più di 60 anni (il 19% tra i 60 e i 75 e l’11,5% sopra i 75).
La sponda sinistra dell’Urcionio ha scelto di essere una città turistica e di rappresentazione. Una città che da “cultuale” è diventata a pieno titolo “culturale”. Una dimensione dove l’evento ha sostituito la festa, scandendo il tempo come una volta facevano gli orologi sulle torri e i rintocchi dei campanili in cima alle chiese, e la struttura rigida della lingua ha preso il posto della creatività della parola.
Daniele Camilli




