Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Il consiglio comunale straordinario del 31 ottobre ha confermato la gravità dell’emergenza sanitaria che sta attraversando Vetralla. Secondo le segnalazioni raccolte sul territorio, sarebbero oltre 2.000 i cittadini privi di un medico di famiglia stabile e la situazione rischia di aggravarsi ulteriormente dal prossimo dicembre, con la cessazione dell’attività di un altro professionista.
Ambulatorio medico
Non siamo di fronte soltanto a una carenza di medici, ma al rischio concreto di un progressivo impoverimento della medicina territoriale. Un problema che non può essere affrontato scaricandone le conseguenze sui cittadini e sui professionisti già in servizio.
Dal confronto con medici, cittadini e rappresentanti istituzionali sono emerse criticità che meritano risposte ben più profonde delle soluzioni temporanee prospettate. Il possibile ricorso a medici con incarichi provvisori e l’aumento del numero massimo di assistiti per i professionisti già operativi possono rappresentare strumenti di emergenza, ma non possono diventare il modello ordinario di funzionamento della sanità pubblica.
Aumentare il numero dei pazienti non significa aumentare il tempo disponibile per curarli. Significa rischiare di aggravare condizioni di lavoro già difficili, riducendo ulteriormente la qualità e la continuità dell’assistenza.
Particolare attenzione meritano le criticità sollevate dai medici sull’organizzazione delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e sulle conseguenze della riorganizzazione regionale. Una medicina territoriale che costringe i professionisti a distribuire la propria attività tra sedi e adempimenti diversi, sottraendo tempo al rapporto diretto con i pazienti, rischia di tradire la propria funzione.
La vicenda di Vetralla dimostra quanto sia necessario ripensare l’organizzazione dei servizi partendo dalle esigenze reali dei territori, valutando una distribuzione più funzionale delle sedi, una maggiore prossimità dell’assistenza e condizioni professionali capaci di attrarre nuovi medici.
Non possiamo parlare di sanità di prossimità se un cittadino anziano, una persona fragile o una famiglia senza automobile devono spostarsi in un altro comune per ottenere un’assistenza che dovrebbe essere garantita vicino a casa.
Occorre inoltre ascoltare le preoccupazioni espresse dai professionisti rispetto ai carichi burocratici, ai massimali degli assistiti e ai meccanismi di controllo sull’appropriatezza prescrittiva. Il corretto impiego delle risorse pubbliche è un dovere, ma non può tradursi in un sistema che ostacoli l’autonomia clinica del medico o penalizzi le esigenze di cura dei pazienti.
Il Movimento 5 Stelle ritiene necessario che la regione Lazio e la Asl di Viterbo assumano impegni precisi: garantire immediatamente la continuità assistenziale a tutti i cittadini, verificare l’impatto della nuova organizzazione delle AFT, individuare misure concrete per rendere sostenibile l’attività dei medici di famiglia e istituire un tavolo permanente di confronto con amministrazione comunale, professionisti, cittadini e associazioni.
Va inoltre affrontato il problema delle procedure amministrative, potenziando i servizi dedicati alla scelta del medico e garantendo informazioni chiare e accessibili a tutta la popolazione. Accogliamo con interesse il contributo del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Vincenzo D’Antò, presente al Consiglio straordinario, e la prospettiva di una graduatoria regionale capace di facilitare una distribuzione più efficace dei medici disponibili. Ma il problema non può esaurirsi nell’assegnazione dei professionisti: occorre anche rimuovere gli ostacoli che rendono difficile e poco attrattivo lavorare nei territori maggiormente penalizzati.
Chiediamo all’amministrazione comunale di Vetralla di assumere un ruolo attivo e determinato nei confronti della regione e della Asl. Il comune non ha competenze dirette sull’organizzazione sanitaria, ma ha il dovere politico e istituzionale di difendere il diritto alla salute dei propri cittadini, chiedendo risposte verificabili e tempi certi.
Il diritto alla salute non può dipendere dal comune in cui si vive, dalla disponibilità di un’automobile o dalla possibilità economica di rivolgersi alla sanità privata. Il consiglio straordinario ha avuto il merito di portare pubblicamente alla luce problemi e proposte. Ora è il momento delle decisioni.
Perché una sanità pubblica che non riesce a garantire nemmeno il medico di famiglia non è una sanità da amministrare con qualche soluzione tampone: è una sanità che deve cambiare organizzazione e priorità.
Movimento 5 Stelle – Provincia di Viterbo
