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Viterbo – (sil.co.) – Maltrattamenti a “Villa Daniela”, le parti civili ribadiscono il loro no ai patteggiamenti. Non ci stanno i familiari degli anziani ospiti della casa di riposo di Latera, finita al centro di una cruda inchiesta giudiziaria per maltrattamenti e abusi pluriaggravati.
Di fronte alla prospettiva di accordi di pena ritenuti troppo morbidi, le parti civili hanno annunciato una ferma opposizione alle richieste di patteggiamento avanzate dai difensori degli imputati.
Cinque oss su sei hanno chiesto di patteggiare pene che vanno da due anni e quattro mesi a tre anni e tre anni e otto mesi, con lo sconto di un terzo della pena. Ha chiesto invece l’abbreviato il sesto, accusato oltre che di maltrattamenti pluriaggravati anche di violenza sessuale ai danni di una 85enne della provincia di Grosseto.
La vicenda affonda le sue radici nelle indagini condotte sulla struttura ricettiva, dove le telecamere e le intercettazioni degli inquirenti avevano portato alla luce una triste quotidianità fatta di umiliazioni, somministrazioni indebite di farmaci e percosse ai danni di oltre venti ospiti indifesi. Un quadro probatorio che aveva convinto la procura a chiedere il giudizio immediato per sei operatori socio-sanitari indagati (oss).
Lo scandalo è scoppiato il 21 gennaio 2025 quando, al termine delle indagini dei carabinieri coordinati dal pm Flavio Serracchiani, sono scattate sei misure cautelari per altrettanti oss, tre ai domiciliari e tre colpiti dalla misura interdittiva dalla professione. La prima a sporgere denuncia, presso la caserma di Capodimonte, è stata una oss seguita in breve da due colleghe.
Nel corso del procedimento, cinque dei sei operatori coinvolti hanno formalizzato la volontà di ricorrere al patteggiamento per evitare il dibattimento in aula. Una scelta procedurale che ha subito incontrato la dura presa di posizione dei legali che assistono i parenti delle vittime.
In particolare, gli avvocati Marina Bartoli – che tutela la moglie e i figli di uno dei degenti deceduto nel corso del 2024 dopo la permanenza nella struttura – e il collega Giacomo Londi contestano fermamente la “lieve entità” delle pene prospettate negli accordi tra difese e pubblica accusa.
Secondo i legali delle famiglie, la gravità delle condotte e le sofferenze patite dagli anziani ospiti non possono essere ridimensionate con sanzioni ritenute non proporzionate.
Ventuno le parti offese, 4 uomini e 17 donne, alcuni dei quali nel frattempo deceduti, tra cui l’85enne toscana che sarebbe stata violentata e anziani imbottiti di sonniferi lasciati senza cibo e legati al letto sotto gli occhi delle telecamere piazzate di nascosto nella struttura dai carabinieri travestiti da operai.
L’intera partita giudiziaria è ora rimandata al prossimo 16 dicembre. In quella data il gip Daniela Rispoli sarà chiamata a sciogliere i nodi principali dell’udienza: valutare l’ammissibilità e la congruenza delle proposte di patteggiamento presentate dalle difese degli operatori e pronunciarsi sul formale riconoscimento della costituzione di parte civile per nove familiari delle vittime e la stessa casa di riposo.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
