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Cena dei veleni, entra nel vivo il processo alla sindaca Chiara Frontini e al marito Fabio Cavini

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Viterbo – (sil.co.) – “Noi quando vogliamo colpire o abbiamo qualcosa o la inventiamo… Non siamo dei principianti, se io voglio fare male, capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e vado a colpire quella persona”. Entrerà nel vivo giovedì al tribunale di Viterbo il processo che vede imputati per minaccia aggravata in concorso la sindaca Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini, di 36 e 49 anni. 

Dopo che lo scorso aprile il giudice monocratico Giovanna Camillo ha rigettato tutte le eccezioni preliminari sollevate dal collegio difensivo – composto dagli avvocati Giovanni Labate, Roberto Massatani e Francesco Massatani – l’appuntamento del 5 novembre segna il punto di svolta del dibattimento relativo alla cosiddetta vicenda della “cena dei veleni”.

Parola alle parti offese. L’udienza del 5 novembre sarà interamente dedicata all’escussione delle tre persone offese costituitisi parte civile nel processo: Marco Bruzziches , 65 anni, ex consigliere comunale di maggioranza; Anna Maria Formini, 64 anni, moglie di Bruzziches; Letizia Chiatti (63 anni), ex presidente del consiglio comunale.

Le parti civili sono rappresentate dai legali Samuele De Santis (per la coppia Bruzziches-Formini) ed Enrico Valentini (per Letizia Chiatti).



La testimonianza diretta delle presunte vittime fornirà in aula la ricostruzione dettagliata dei fatti e del clima di pressione psicologica contestato alla prima cittadina e al coniuge.

La vicenda prende le mosse dalla serata del 26 settembre 2023, in occasione di un incontro a cena presso l’abitazione di Bruzziches. Durante la serata, la conversazione fu integralmente registrata dalle parti offese.

Al centro del fascicolo del pubblico ministero Massimiliano Siddi vi sono in particolare i passaggi audio attribuiti al marito della sindaca, Fabio Cavini, pronunciati nel corso del confronto.

Frasi che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbero delineato un chiaro intendo intimidatorio e di ritorsione politica, pronunciate senza che la sindaca Frontini intervenisse per dissociarsi o fermare il coniuge.

L’iter giudiziario ha attraversato passaggi e ribaltamenti prima di approdare all’attuale dibattimento. Ad aprile del 2024, il  gip Rita Cialoni ha respinto la richiesta di giudizio immediato presentata dalla procura. Il successivo mese di dicembre, il gup Fiorella Scarpato ha emesso sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Frontini e Cavini dall’accusa originaria di minaccia a corpo politico. 

Il 4 gennaio 2024, il pm Massimiliano Siddi ha depositato ricorso in appello contro la sentenza del gup. Il 5 dicembre dell’anno  scorso, la corte d’appello di Roma ribalta la decisione della gup, accoglie il ricorso della procura e dispone il rinvio a giudizio per Frontini e Cavini con l’accusa riqualificata in minaccia aggravata in concorso.
 
Lo scorso 9 aprile si è tenuta la prima udienza del processo davanti alla giudice monocratica Giovanna Camillo, che ha rigettato le eccezioni della difesa e fissato al 5 novembre il prosieguo dell’istruttoria.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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