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Brescia – (sil.co.) – Si è chiuso con una straordinaria partecipazione di pubblico e delegati — oltre 800 avvocati penalisti giunti da ogni parte d’Italia, un vero e proprio record che testimonia la centralità e la vitalità del momento storico — il congresso dell’Unione delle camere penali italiane, svoltosi dal 30 ottobre al primo novembre a Brescia.
All’importante appuntamento nazionale ha preso parte una delegazione della camera penale di Viterbo “Ettore Mangani Camilli”, rappresentata dagli avvocati Marco Russo ed Andrea Racioppa.
“Un momento di riflessione e la conferma delle battaglie storiche”, sottolineano i legali viterbesi. “L’evento – ricordano Racioppa e Russo – ha rappresentato la prima grande occasione di incontro e confronto per l’avvocatura penalista italiana all’indomani della consultazione referendaria. Un momento necessario per analizzare a fondo le ragioni del risultato e rilanciare l’azione politica e culturale dell’associazione”.
“Dal congresso – dicono – è emersa con forza la determinazione a proseguire la storica battaglia dell’Unione per la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante. Un obiettivo che i penalisti considerano centrale e per nulla scalfito dall’esito del referendum, ritenuto indispensabile per dare attuazione concreta ed effettiva ai principi del ‘giusto processo’ sanciti dall’articolo 111 della Costituzione”.
Sempre centrale l’emergenza carceri, oltre a intelligenza artificiale e misure di prevenzione. Numerosi e di stretta attualità i temi caldi affrontati nel corso delle sessioni di lavoro, a partire da sovraffollamento e suicidi in carcere. L’Unione ha acceso i riflettori sulle drammatiche condizioni degli istituti penitenziari italiani, ribadendo l’urgenza di risposte istituzionali di fronte a una crisi che ha raggiunto numeri inaccettabili.
Riguardo all’intelligenza artificiale nel processo penale, è stato affrontato il tema delle ricadute del massiccio ricorso agli algoritmi e all’IA, sottolineando che tali strumenti dovranno essere rigorosamente arginati e controllati. L’obiettivo è evitare che un ausilio tecnologico si trasformi in uno strumento di “desertificazione” della difesa penale, la quale resta un’attività unica, irripetibile e personalissima del difensore.
Non ultimo, le misure di prevenzione patrimoniali: “Grande attenzione . spiegano Russo e Racioppa – è stata posta anche sui danni devastanti provocati da sequestri e misure di prevenzione nei confronti di imprese e persone, spesso distrutte anche quando il procedimento penale si conclude con un esito favorevole per l’indagato, ormai segnato da conseguenze irreparabili”.
Uno sguardo attento, infine, alle prossime sfide politiche e istituzionali. I prossimi mesi si preannunciano cruciali per l’Unione delle camere penali, impegnata a rafforzare il proprio ruolo di interlocutore politico autorevole in vista delle future scadenze elettorali, rilanciando la propria credibilità e confermandosi — attraverso la rete capillare di tutte le realtà locali — come l’unico vero presidio a garanzia dei diritti e delle libertà dei cittadini.
A chiudere i lavori della tre giorni è stato l’intervento del presidente dell’Ucpi, l’avvocato Francesco Petrelli, che ha tracciato il bilancio di una stagione congressuale intensa, ringraziando tutti i professionisti che hanno lavorato con dedizione per un obiettivo che, come ribadito a più voci dalla platea bresciana, è solo rinviato.

