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Viterbo – (sil.co.) – Divieto di avvicinamento a mano di un chilometro dalla madre. È la severa misura cautelare, rafforzata dal braccialetto elettronico, cui è stato sottoposto un ventenne della provincia, indagato per maltrattamenti ai danni della congiunta.
Il giovane, comparso ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari Fiorella Scarpato per l’interrogatorio di garanzia, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del magistrato.
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, il ventenne, assistito dall’avvocato Simona Mancini, avrebbe posto in essere nel tempo una condotta prevaricatrice nei confronti della madre, sfociata in frequenti aggressioni verbali, minacce e episodi di violenza fisica, con lancio di oggetti reperiti in casa ed episodi in cui le avrebbe alzato le mani contro.
A tutela della donna, l’autorità giudiziaria ha quindi disposto l’applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento alla persona offesa con una distanza minima di sicurezza stabilita in un chilometro. Misura ulteriormente rafforzata dal controllo a distanza tramite braccialetto elettronico.
Nel corso dell’udienza, svolta nella fase delle indagini preliminari, il ventenne non ha reso dichiarazioni al giudice, avvalendosi della facoltà garantita dalla legge. La posizione del giovane resta ora al vaglio degli inquirenti per gli ulteriori sviluppi del procedimento.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
