Viterbo – Il 2 novembre 1975, cinquantuno anni fa, Pier Paolo Pasolini veniva barbaramente ucciso all’Idroscalo di Ostia. Poeta, scrittore, regista, giornalista e intellettuale tra i più lucidi e coraggiosi del Novecento, Pasolini ha lasciato un’eredità culturale e civile che continua ancora oggi a interrogare le nostre coscienze.
Pier Paolo Pasolini
Il suo legame con la Tuscia, e in particolare con Viterbo e il suo impegno per il riconoscimento statale dell’Università, non fu occasionale. La Torre di Chia, nel territorio di Soriano nel Cimino, rappresentò per lui un luogo dell’anima, un rifugio dove ritrovare il silenzio, la natura e l’ispirazione. Un rapporto con il nostro territorio che ho cercato anche di raccontare nel mio saggio “Pier Paolo Pasolini: dalla torre di Chia all’Università di Viterbo”, pubblicato nel 2004, ricostruendo una pagina significativa della sua presenza nella Tuscia.
Eppure, a distanza di oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, la città di Viterbo non ha ancora intitolato una via, una piazza, un giardino o un altro luogo pubblico alla memoria di Pier Paolo Pasolini.
Una dimenticanza che appare difficile da comprendere, soprattutto per una città, candidata a diventare capitale della cultura, che custodisce un patrimonio storico e culturale tanto importante e che dovrebbe riconoscere e valorizzare anche le figure che hanno contribuito alla storia intellettuale del nostro Paese.
Pier Paolo Pasolini
Ricordare in modo tangibile Pasolini significherebbe riconoscere la grandezza di un uomo libero, capace di leggere le contraddizioni della società italiana con straordinaria lucidità, spesso anticipando questioni che ancora oggi attraversano il nostro tempo. Vedi tra le altre tantissime, per esempio, la profezia del problema dell’emigrazione con la poesia “Alì dagli occhi azzurri” del 1962.
Sarebbe auspicabile che l’Amministrazione comunale di Viterbo colmasse finalmente questa lacuna, individuando un luogo pubblico da dedicare al suo nome. Un gesto semplice, ma dal profondo significato culturale e civile, soprattutto per le giovani generazioni.
Perché una città non vive soltanto delle testimonianze del proprio passato, ma anche della capacità di conservarne e trasmetterne la memoria.
E Pier Paolo Pasolini, per la sua grandezza e per il suo legame con la nostra terra, merita certamente di entrare anche nella toponomastica di Viterbo.
Silvio Cappelli
Autore del saggio “Pier Paolo Pasolini: dalla torre di Chia all’Università di Viterbo” (2004)

