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| Spazio in convenzione con il Consiglio regionale del Lazio |
Riceviamo e pubblichiamo – I dati ufficiali resi noti dalla Asl di Viterbo relativi ai reparti di ostetricia e ginecologia sono abbastanza chiari: è in atto un trend di crescita di parti effettuati nelle unità operative di Viterbo e Tarquinia. Il comunicato della Asl rappresenta in realtà un insulto all’intelligenza. Questi dati, infatti, dovrebbero essere anticipati dalla frase: “A seguito della chiusura del reparto di ostetricia e ginecologia presso l’ospedale Andosilla di Civita Castellana”.
Si può ampiamente dimostrare che, dai numeri resi noti della Asl di Viterbo, non si evince niente di positivo e le dichiarazioni degli operatori dell’Andosilla spiegano bene il falso prodotto dall’azienda sanitaria locale.
Se si calcola, infatti, che a Civita Castellana è stato chiuso l’anno con 320 parti, qualcuno ci deve spiegare – rispetto al 2010 – dove sono finiti gli altri 250 visto che a Belcolle sono aumentati solo di 80. Quindi dai dati esposti dagli operatori, risulta che dobbiamo pagare più di 200 parti fuori Asl, oltre ai ricoveri e agli interventi vari che erano di molto superiori al numero dei parti. Chi ci ha guadagnato con la chiusura dell’ostetricia dell’Andosilla? Sicuramente le Asl limitrofe, in particolare quelle fuori regione. E a rimetterci sono state le donne di questo vasto e importante territorio.
Per questo motivo come gruppo consiliare, chiediamo alla presidente della Regione Lazio e alla Asl di Viterbo di azzerare le loro scelte in materia, in quanto si sono dimostrate antieconomiche e dannose per le donne e i nascituri del nostro territorio. Questa Regione ha bisogno di meno camper elettorali e più servizi sul territorio.
Ivano Peduzzi
Capogruppo Fds alla Regione Lazio

