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Laura D’Aureli: “Non lasciatemi sola”

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Tarquinia

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Riceviamo e pubblichiamo – Nonostante l’€™appello televisivo e in numerosi appelli  sui quotidiani locali non ho ricevuto nessuna risposta.

Le istituzioni, tutte, dai gradi più alti a quelli locali: il sindaco, l’€™amministrazione comunale, le aziende locali sono rimaste sorde e mute  al mio grido d’aiuto.

Non mi spaventano i continui “€œno”€ che sono costretta a dire ai miei figli, servono anche quelli perché la vita non è facile per nessuno e non si può far credere  lo sia neanche ai bambini.

Quello che mi spaventa è non essere in grado di dare l’€™opportunità ai miei figli di poter giocare con i loro coetani, di poter studiare, di fare sport e di poter crescere sereni.

Torno a ripeterlo non cerco “€œelemosine”€ ma un lavoro  che mi permetta di far crescere in maniera serena e dignitosa i miei figli.

Ormai sto perdendo ogni speranza ed ogni giorno che passa si avvicina sempre più€™ l’€™orlo del precipizio, ma non mi arrenderò e continuerò a gridare per i miei figli.

Il garante dell’€™infanzia dopo aver ricevuto la mia mai mi ha scritto indignato, non credendo  sia possibile questa situazione oltretutto dopo tutti i solleciti inviati da parte loro all’amministrazione comunale, l’€™unico ente che può€™ veramente risolvere situazioni del genere.

€œTrovo assordante il silenzio dei rappresentanti del nostro stato: senatori, deputati, onorevoli, amministratori locali, imprenditori. Nessuno di loro/voi si è fatto avanti. Si parla tanto di solidarietà, di aiuti alle famiglie, di tutela dei bambini… tutte belle parole. Ma i fatti dove sono?

Torno a gridarlo: sono una madre rimasta vedova, sola, senza nessun aiuto, conoscenze politiche, senza un lavoro… ma ho due grandi gioie, i miei figli e continuerò a gridare la mia richiesta d’aiuto per cercare di garantirgli un minimo di serenità e farli crescere dignitosamente. Ho bisogno di trovare un lavoro che mi permetta di riacquistare la dignità mia e dei miei figli, non posso continuare ad elemosinare aiuti.

Il sindaco del mio paese mi ha dato aiuto psicologico e sostegno economico (300 euro al mese) e di questo lo ringrazio, ma non riesce a trovare una soluzione concreta al mio problema “un lavoro dignitoso”.

Durante un colloquio sia lui che la direttrice dei servizi sociali mi hanno fatto notare nonostante io avessi scritto a tutte le Istituzioni, come le stesse (prefetto, garante per l’infanzia, ministero per l’Interno) si fossero limitate a passare “la patata bollente” al sindaco che ha le mani legate. Sono stata invitata a riflettere, a cercare di smorzare i toni.

Viviamo in un paese democratico fondato sul lavoro, considerato come un diritto del cittadino. Ora quello che vi chiedo, gentili signori, sapete dirmi a chi rivolgermi per far valere uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione?

La risposta che cerco non è certo quella della propaganda elettorale, ma una soluzione al mio problema, che poi non riguarda solo me ma centinaia di donne che si trovano nella mia stessa situazione e forse non hanno la forza di gridare la loro disperazione.

Certa in una vostra risposta, invito cordiali saluti.

Laura D’Aureli


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