![]() Tarquinia |
Riceviamo e pubblichiamo – Nonostante l’appello televisivo e in numerosi appelli sui quotidiani locali non ho ricevuto nessuna risposta.
Le istituzioni, tutte, dai gradi più alti a quelli locali: il sindaco, l’amministrazione comunale, le aziende locali sono rimaste sorde e mute al mio grido d’aiuto.
Non mi spaventano i continui “no” che sono costretta a dire ai miei figli, servono anche quelli perché la vita non è facile per nessuno e non si può far credere lo sia neanche ai bambini.
Quello che mi spaventa è non essere in grado di dare l’opportunità ai miei figli di poter giocare con i loro coetani, di poter studiare, di fare sport e di poter crescere sereni.
Torno a ripeterlo non cerco “elemosine” ma un lavoro che mi permetta di far crescere in maniera serena e dignitosa i miei figli.
Ormai sto perdendo ogni speranza ed ogni giorno che passa si avvicina sempre più l’orlo del precipizio, ma non mi arrenderò e continuerò a gridare per i miei figli.
Il garante dell’infanzia dopo aver ricevuto la mia mai mi ha scritto indignato, non credendo sia possibile questa situazione oltretutto dopo tutti i solleciti inviati da parte loro allâamministrazione comunale, l’unico ente che può veramente risolvere situazioni del genere.
Trovo assordante il silenzio dei rappresentanti del nostro stato: senatori, deputati, onorevoli, amministratori locali, imprenditori. Nessuno di loro/voi si è fatto avanti. Si parla tanto di solidarietà, di aiuti alle famiglie, di tutela dei bambini… tutte belle parole. Ma i fatti dove sono?
Torno a gridarlo: sono una madre rimasta vedova, sola, senza nessun aiuto, conoscenze politiche, senza un lavoro… ma ho due grandi gioie, i miei figli e continuerò a gridare la mia richiesta d’aiuto per cercare di garantirgli un minimo di serenità e farli crescere dignitosamente. Ho bisogno di trovare un lavoro che mi permetta di riacquistare la dignità mia e dei miei figli, non posso continuare ad elemosinare aiuti.
Il sindaco del mio paese mi ha dato aiuto psicologico e sostegno economico (300 euro al mese) e di questo lo ringrazio, ma non riesce a trovare una soluzione concreta al mio problema “un lavoro dignitoso”.
Durante un colloquio sia lui che la direttrice dei servizi sociali mi hanno fatto notare nonostante io avessi scritto a tutte le Istituzioni, come le stesse (prefetto, garante per l’infanzia, ministero per l’Interno) si fossero limitate a passare “la patata bollente” al sindaco che ha le mani legate. Sono stata invitata a riflettere, a cercare di smorzare i toni.
Viviamo in un paese democratico fondato sul lavoro, considerato come un diritto del cittadino. Ora quello che vi chiedo, gentili signori, sapete dirmi a chi rivolgermi per far valere uno dei diritti fondamentali della nostra Costituzione?
La risposta che cerco non è certo quella della propaganda elettorale, ma una soluzione al mio problema, che poi non riguarda solo me ma centinaia di donne che si trovano nella mia stessa situazione e forse non hanno la forza di gridare la loro disperazione.
Certa in una vostra risposta, invito cordiali saluti.
Laura D’Aureli
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY