![]() Il tribunale di Viterbo |
– “Non ho mai molestato nessuno. Volevo solo vedere mio figlio”.
Si è difeso così il quarantenne a giudizio per minacce all’ex e alla suocera. L’accusa è di aver messo una testa d’agnello sulla macchina della madre di quella che, fino a pochi anni fa, era la sua compagna. Ma l’uomo nega.
“Non ho mai avuto problemi con la giustizia in vita mia – ha spiegato, ieri mattina, in udienza, davanti al giudice del tribunale di Viterbo Rita Cialoni -. I veri problemi sono iniziati quando la mia ex mi ha vietato di vedere mio figlio. Ogni volta che andavo a casa a trovarlo, creava impedimenti di ogni genere. Se chiamavo, mi attaccava il telefono in faccia. Io volevo solo poter stare con lui. Nient’altro“.
Nel 2009, anno in cui la suocera dell’imputato si è ritrovata una testa d’agnello insanguinata sull’auto, il figlio della coppia aveva appena cinque anni. I genitori, all’epoca, si erano già lasciati. Lui aveva un’altra compagna che, sentita alla scorsa udienza, riferì di aver assistito a “telefonate terribili tra i due ex, con lui che la insultava continuamente e voleva toglierle il bambino perché pensava che lei non fosse in grado di occuparsene”.
Tesi categoricamente smentita dai tre testimoni della difesa, ascoltati ieri in aula. Tutti suoi conoscenti – tra cui anche l’avvocato che lo assiste nella causa civile contro l’ex -, che lo hanno descritto come “una persona perbene”.
Prossima udienza il 22 ottobre, per sentire gli ultimi due testimoni. Dopodiché, discussione e sentenza.
