– Riziero Randazzo va aiutato subito. Ora. All’istante.
Può sembrare una grossa ovvietà, ma non importa. Il rischio di essere banale, per una volta, va corso.
Che Randazzo ha bisogno di aiuto lo hanno capito tutti. Lo ha detto lui per primo, con il suo gesto di venerdì mattina.
Non solo tentare il suicidio. Non solo tentarlo due volte in tre giorni e quattro in un mese. Ma tentarlo in quel modo. Aprire il gas e minacciare di far esplodere se stesso e tutto il vicinato è una richiesta di aiuto più che esplicita. Un gesto stupido e anche inutile, lo ha definito lui in aula. Forse inutilmente crudele, se Randazzo non voleva andare fino in fondo e togliersi la vita – qualche dubbio c’è, dato che un mese fa si è tagliato le vene -. Ma a quel punto sarebbe ancora peggio.
Pensare che sia arrivato ad attentare alla sua vita e a quella dei vicini solo per parlare con qualcuno, è ancora più sconvolgente.
Una solitudine così dà le vertigini. E’ inaccettabile e innaturale. Nessun uomo è fatto per stare solo. Nessun uomo è mai completamente solo, se non in qualche fase buia della sua vita. Terribile, ma pur sempre transitoria.
Randazzo è nel pieno della sua fase buia e, da solo, non ce la fa. Ma non ha negato, l‘altra mattina, in aula. Non aveva lo sguardo perso di chi a malapena sa quello che ha fatto. Ha ammesso di volersi curare. Di averci già provato, ma di essere stato dimesso dopo sei giorni, perché sano, tutto sommato. Il suo gesto stupido lo vedeva perfettamente, così come ne vedeva il motivo: solitudine. Devastante solitudine e voglia di compagnia.
E’ scontato che abbia bisogno di aiuto. Meno scontati, purtroppo, sono i tempi.
In questi casi, la giustizia offre una sola strada: carcere. Un eventuale trasferimento di Randazzo in ospedale necessita del parere di un medico. Ma la burocrazia è chilometrica. L’ordinanza del giudice va depositata alla direzione sanitaria di Mammagialla. E questo è stato fatto. Ma poi il dottore deve visitare il detenuto e stendere una relazione sul suo stato di salute. Solo a quel punto, forse, può scattare il trasferimento. Ma prima, dice l’avvocato di Randazzo, dovrà di nuovo pronunciarsi il giudice. Dopo il parere del pm, si intende.
Calcolando che è agosto e che la farraginosa procedura, nonostante tutti, dai carabinieri, all’avvocato, ai magistrati, abbiano finora fatto il possibile, non si innescherà prima di oggi, i tempi appaiono geologici. Mentre serve un intervento immediato. Per il bene di Randazzo e di una giustizia che voglia essere giusta.
Infliggere il carcere a un uomo abbattuto, ammalato più di solitudine che d’altro, è come la pena di morte. E ogni ora in più che passerà in cella non darà a Randazzo la speranza di guarire, ma la concreta possibilità di peggiorare.
La direzione sanitaria di Mammagialla deve fare il suo dovere in tempi più che rapidi. Anche se è agosto. Subito. Ora. All’istante.
Stefania Moretti
