– “Da un mese e mezzo non parlo con nessuno. La solitudine mi ha portato a questo. Ma non volevo uccidermi, né fare del male ai miei vicini”.
Riziero Randazzo è inconsolabile. Il 49enne che, l’altro ieri, ha minacciato di far esplodere un’intera palazzina, è stravolto quando arriva in tribunale a Viterbo.
Barba lunga e occhi infossati, piange prima e dopo il processo. I carabinieri gli si stringono attorno come un cordone umano. Lo rassicurano. Gli fanno coraggio.
Ieri mattina ha dovuto raccogliere le forze e le idee per spiegare cosa lo ha portato a quel gesto, costatogli l’arresto per procurato allarme, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
“Sono stato io a chiamare i carabinieri – ha detto, distrutto ma lucido, al giudice Gaetano Mautone -. Volevo parlare con il maresciallo di Fabrica, Ranocchia. E’ lui che mi ha salvato la vigilia di Ferragosto“. Anche quel giorno, il 49enne aveva tentato di uccidersi col gas. E anche in quel caso, lo avrebbe fatto più per attirare l’attenzione che per un vero intento suicida.
Venerdì mattina, comunque, ha creato il panico nella piccola frazione di Falerii (Fabrica di Roma), in via Giorgio Almirante. Due famiglie, con bambini, sono scese in strada all’alba. Randazzo aveva aperto di nuovo una bombola del gas, proprio come il 14 agosto. L’intero abitato rischiava di esplodere, per la seconda volta in tre giorni.
“Quando sono entrato in casa – ha raccontato il maresciallo Ranocchia al processo per direttissima – Randazzo aveva un coltello in mano. Ci ha detto che non si sarebbe mosso da lì e che avrebbe fatto saltare tutto. Poi, però, ha posato il coltello ed è scappato”. Il tenente Filetto, il brigadiere Sanchini e l’appuntato Frezza si sono feriti lievemente, nell’inseguimento. Ma alla fine lo hanno raggiunto e portato in caserma. A loro, come al giudice, Randazzo ha raccontato il suo dramma della solitudine. Con calma e con un filo di voce.
“La donna con cui stavo mi ha fatto perdere tutte le mie amicizie. Mi comandava a bacchetta, non voleva neppure che avessi il cellulare. Da quando se n’è andata, ai primi di luglio, sono rimasto solo. E’ un mese e mezzo che vivo tra televisione, caffè e sigarette. Non parlo con nessuno. Non lavoro da due anni. Non mi va neanche di mangiare. Cercavo attenzioni. Nient’altro”.
E’ la quarta volta che Randazzo minaccia il suicidio dagli inizi di luglio. Prima tagliandosi le vene, poi aprendo il gas. Ma lui si ostina a dire che non voleva morire, né far morire i suoi vicini. “Era solo un gesto stupido, fatto per sfogarmi. Ma tengo a precisare che la bombola era una e non tre. Ne avevo altre due, ma erano vuote. Non ho opposto resistenza ai carabinieri. Ho rispetto dell’Arma. Mi dispiace che per me si siano mobilitate tante persone. E mi dispiace tanto di aver spaventato i miei vicini. Mai mi sarei fatto saltare in aria. Volevo solo parlare con qualcuno, ma sono pentito per quello che ho fatto”.
Ora chiede di potersi curare. Ma il giudice non può dare subito l’ok al ricovero nel reparto di medicina protetta di Belcolle. Randazzo, per adesso, resta in carcere. “Ma è solo per precauzione”, ha precisato il giudice Mautone. In attesa del parere della direzione sanitaria, che dovrà visitare il 49enne per valutare se farlo restare in cella o trasferirlo in ospedale. La relazione, con tutta probabilità, non arriverà prima della prossima settimana. Senza contare che, a Mammagialla, Randazzo troverà una sua vecchia conoscenza. Un cittadino romeno accusato del pestaggio di un 90enne e arrestato anche grazie alla testimonianza di Randazzo, che adesso teme di incontrarlo in carcere.
Il suo avvocato ha chiesto i termini a difesa. L’udienza è aggiornata al 21 settembre.
Stefania Moretti
