– “Non abbiamo deciso il destino del mondo”.
Andrea Egidi minimizza la riunione del coordinamento provinciale per le primarie del centrosinistra di martedì scorso. “Piaccia o no le regole ci sono e non si cambiano in corso d’opera. Usarle per montare una polemica è solo un pretesto senza senso”, sostiene.
Il segretario provinciale del Pd ammette il risultato di Renzi. Una percentuale che definisce soddisfacente ma che comunque non gli è bastata. Dello sfidante di Bersani poi non condivide il modo poco elegante di rapportarsi al partito senza mai prendere parte alle discussioni e al confronto.
Apparati o meno, adesso, per Egidi, c’è da pensare al ballottaggio di domenica. Per il resto c’è tempo.
Come è andata la riunione del coordinamento provinciale per le primarie?
“E’ stato un incontro tecnico per rivedere la composizione dei seggi e la delibera sulle modalità di iscrizione al ballottaggio – dice Egidi -. La polemica sul regolamento di queste ore ha poco a che vedere con il dibattito viterbese. Il comitato, composto da Bianchi (Pd), Capaldi (Sel) e Filosa (Psi), ha solo applicato quanto previsto dal documento”.
Le sembra giusto, però, che, in questo processo, i rappresentanti di Renzi non possano avere voce in capitolo. Del resto, rispetto ad altri, hanno il 36 per cento…
“Giusto o no, non spetta a me dirlo. C’è uno schema previsto da un regolamento approvato all’inizio delle primarie, che definisce come andare avanti e cioè coi tre referenti dei partiti che costituiscono il comitato Italia bene comune. Dall’inizio i rappresentanti dei candidati alle primarie hanno condiviso all’unanimità l’organizzazione degli uffici elettorali. Mi riferisco a Sandro Mancinelli per Renzi, a Marcello Mariani per Tabacci, a me per Bersani e a Francesco Berni per Vendola. Martedì non è stato deciso il destino del mondo, si è solo preso atto di una delibera nazionale che dà delle regole. Non capisco dove sta la violazione della democrazia”.
Sì, ma questa macchina organizzativa pare non considerare una realtà consistente…
“Non posso applicare a Viterbo regole diverse da quelle stabilite in tutto il resto del paese. Quella sulla macchina organizzativa mi sembra solo una polemica pretestuosa. Evidentemente adesso che si è arrivati al confronto a due, non si hanno più argomenti. Non ha senso, anche perché alla riunione di martedì non si doveva discutere di nulla. Per le cose concrete, come la costituzione dei seggi, abbiamo invece fatto degli incontri in cui ognuno ha dato il suo contributo”.
Lei comunque cosa ne pensa di questo 36 per cento di Renzi?
“Penso sia un risultato di tutto rispetto e positivo. Ma del resto stiamo parlando di una candidatura che va avanti da oltre un anno. Per questo, in tutta onestà, comprendo fino a un certo punto la polemica montata sul famoso apparato”.
Come mai?
“L’apparato non è altro che un gruppo di persone, coordinatori di circoli, consiglieri comunali e amministratori, che sottraggono tempo alle loro famiglie e alle loro passioni per dedicarsi alla politica. Sono persone normali che se però sostengono Bersani diventano quasi dei mostri. Non mi scandalizza che un partito strutturato sul territorio abbia delle persone che lavorano per una candidatura. L’apparato, però, è anche il Corriere della Sera, Repubblica, Panorama, le televisioni, Porta a porta e tutta l’attenzione mediatica che c’è stata su Renzi. Non capisco dunque quale sia il problema…”
Beh quel gruppo di persone lavora di continuo per aumentare i consensi…
“Renzi non aveva a disposizione queste persone, ma non dipende da nessuno se lui non ha convinto un pezzo del Pd a sostenerlo. Questa mancanza poi l’ha colmata con la fortissima attenzione mediatica che si è scatenata su di lui. E questo è fuori discussione, così come non ne faccio una questione dirimente. Per un lungo periodo di tempo come si girava canale c’era Renzi. Certo, c’era pure Bersani, ma nell’80 per cento delle volte il segretario era impegnato a spiegare le posizioni del Pd sul governo Monti o come risolvere il problema degli esodati”.
E invece Renzi perché era in televisione?
“Beh – dice – per spiegare le ragioni che lo hanno spinto a candidarsi e a scendere in campo per le primarie”.
Certo, ma, alla luce dei risultati, magari se Renzi avesse avuto la forza di una parte dell’apparato alle spalle avrebbe potuto vincere. Non trova?
“Tutto è possibile, ma di fatto in Italia Renzi ha preso il 36 per cento e Bersani il 45. Il confronto è stato di alto livello anche se a volte ci sono state parole di troppo da una parte e dall’altra. Renzi ha raccolto un risultato soddisfacente, ma non è arrivato primo. Mi auguro però che in questi giorni che ci separano dal ballottaggio il confronto si sposti sui contenuti. Non credo che questa discussione sulle regole serva al Pd e della campagna elettorale di Bersani ho proprio apprezzato il tentativo, in gran parte riuscito, di vivere questa settimana rapportandosi con il paese”.
Tornando alle regole imposte per il ballottaggio, però, le sembra normale che un elettore di Acquapendente sia costretto a venire a Viterbo per registrarsi?
“L’elettore di Acquapendente, tranne per il primo fine settimana, dal 7 novembre ha avuto a disposizione un ufficio elettorale e le preregistrazioni online. Ci sono state tre settimane di tempo per iscriversi. Capisco possano esserci degli impedimenti, ma se adesso la regola è questa, non posso fare altrimenti”.
Voi del Pd non sapete però che esistono i fax o Internet?
“Sì certo che lo sappiamo e vedremo come comportarci – glissa -. La cosa è molto meno confusa di quello che sembra perché è stata semplicemente attuata una delibera nazionale indipendentemente da Bianchi, Capaldi o Filosa”.
Perché vi fa tanta paura Renzi?
“A me non fa paura. Di lui non condivido un granché. Penso che abbia dato un contributo importante al centrosinistra e mi auguro continui a farlo, ma non ho mai compreso la sua volontà di essere distaccato e distante dalle discussioni del Pd. In passato, non ha mai sentito l’esigenza di confrontarsi nei luoghi deputati di partito, come la direzione nazionale. Ha deciso di costruirsi una linea che adesso, sull’ondata dell’antipolitica, funziona. Fonda tutto sul rinnovamento, ma io che partecipo un po’ più alla vita di partito rispetto a Renzi, mi rendo conto che nel Pd il tema del rinnovamento è in atto da tempo e sono convinto anche che su questo Bersani sia una garanzia. Il sindaco di Firenze fa bene a dire che la ruota gira, ma l’esperienza in politica serve sempre”.
Come fa a dire però che non condivide gran parte delle sue idee. In fondo Renzi è del suo partito…
“Ha idee di democrazia e visioni socio-economiche che non mi convincono. Questa però è la complessità del Pd e per certi versi anche la bellezza che genera il confronto politico”.
Quindi per lei Renzi è un ospite del Pd?
“No assolutamente. Renzi è un dirigente del partito, però nei luoghi di discussione in cui Bersani in questi anni è riuscito a creare un partito coeso, Renzi invece non c’è stato. Nell’ultima assemblea nazionale, per esempio, quando il segretario ha certificato la modifica dello statuto per consentire la candidatura di Renzi e della Puppato, lui era assente. Mi domando solo se questo sia un modo elegante di rapportarsi con il proprio partito. Secondo me no, ma questa è una sua scelta e non per questo vuol dire che sia un ospite”.
Nei sondaggi Bersani è in svantaggio su Renzi in una ipotetica corsa a palazzo Chigi. Perché un elettore di centrosinistra dovrebbe votare il candidato più debole nella corsa alla premiership?
“Innanzi tutto bisogna ancora stabilirlo che sia il più debole. Comunque, deve sceglierlo per tre ragioni: la sua visione di democrazia, il fatto che in ogni posto in cui è stato ha lasciato il segno per la sua concretezza e infine per aver messo in fila una serie di risultati significativi”.
Un esempio?
“Il Pd è il primo partito in Italia, se Berlusconi poi non c’è più è anche grazie al lavoro del Partito democratico in Parlamento e se oggi Monti fa risalire la credibilità internazionale dell’Italia dipende anche dal fatto che Bersani quando è caduto il governo non ha pensato al suo destino, ma ha fatto il bene del paese. Le elezioni passate dimostrano che il partito si è radicato sul territorio ed è l’unico che in questi anni, pur con dei limiti, ha costruito una proposta politica alternativa al centrodestra”.
Secondo lei le dichiarazioni di Sposetti su Renzi hanno danneggiato Bersani?
“Non commento le dichiarazioni di altri. Non fa parte del mio lavoro farlo e non giudico quello che hanno detto Sposetti, Parroncini o Fioroni. Ognuno di loro è nelle condizioni di dire quello che pensa. Dal canto mio sono impegnato alla realizzazione delle primarie e a dare il mio contributo come segretario provinciale. Il resto chiedetelo a loro”.
L’appoggio di Sposetti può essere stato dannoso per Bersani?
“No – risponde secco -. Non faccio la cernita degli appoggi e comunque parliamo di una partita nazionale e ognuno è libero di dire e fare quello che crede. Ripeto, non entro nel merito delle dichiarazioni di altri”.
Quando si faranno le primarie del candidato a sindaco? Saranno di coalizione?
“Certo – conclude -, dal 2009 non seguiamo più la logica del partito che va da solo. I tempi per fare le primarie sono stabiliti nello statuto in base al giorno delle elezioni. Secondo me dovremmo arrivarci nel migliore dei modi e non all’ultimo per definire al meglio le scelte. Anche l’unione comunale sta continuando a discuterne, pur in una fase complicata. Tenere insieme pezzi diversi in un’unica proposta di governo per la città è complesso. Le primarie, però, sono il nostro obiettivo e il bagno di democrazia della scorsa domenica lo conferma”.
Paola Pierdomenico
