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“Appoggio a Rossi? C’è da aspettarsi di tutto”

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Il presidente della Provincia Marcello Meroi

Il presidente della Provincia Marcello Meroi

– “Appoggio a Rossi? Da questo centrodestra mi aspetterei di tutto”.

Da uno schieramento che prima fa cadere un governo e poi ne chiede il bis potrebbe accadere questo e altro. Anche il sostegno a Filippo Rossi a sindaco di Viterbo.

Parola di Marcello Meroi che preferisce non entrare nel dibattito sulla discesa in campo del patron di Caffeina. Una “candidatura che non condivide” e una polemica che “non lo appassiona”.

Il Pdl, per Meroi, ha nomi e forze proprie e non c’è bisogno di guardare a chi in questi anni non ha fatto altro che attaccare il Popolo della libertà.

Cosa pensa della candidatura di Filippo Rossi a sindaco di Viterbo?
“Non ne penso assolutamente nulla”, afferma Meroi.

Non si è fatto alcun giudizio dunque…
“Dico solo che è una cosa che non mi interessa – ribadisce -. Non riscuote il mio consenso ed è solo uno dei tanti nomi, sempre che si candidi perché un giorno dice di sì, l’altro dice di no… Per me, è un percorso piuttosto anomalo, però, nella vita, ognuno è libero di fare quello che vuole”.

Alla luce di questa candidatura, per lei, Caffeina può essere visto come un bacino in grado di raccogliere consenso politico?
“E’ sicuramente un ottimo prodotto confezionato da Rossi e certamente sbilanciato politicamente. Questo, però, è il mio giudizio e forse quello di molti altri. Non so in realtà se si possa dire, perché pare che se si attacca Caffeina, a Viterbo, si tocca qualche divinità. Io la critico perché dico che in una città che ha espresso una maggioranza di centrodestra e da chi è sempre stato collocato in questa parte, avrei preferito quantomeno un equilibrio. Chi dice quindi che sono contro Caffeina, dice una sciocchezza. Ripeto è una manifestazione che ha portato cultura, personaggi e partecipazione, negarlo sarebbe da cretini. Non mi piace però il taglio e l’uso politico che se n’è fatto”.

Secondo lei, quindi, Rossi ha usato Caffeina in questa prospettiva?
“Non credo sinceramente che Caffeina sia nata per permettere a Filippo Rossi di fare il candidato sindaco. Insomma, sono anni che c’è questa manifestazione e non credo avesse già da allora questa volontà. Non ci troverei però niente di strano. Lui è l’organizzatore di una delle manifestazioni politico-culturali più importanti della città e da quello ne trae un beneficio in visibilità e immagine. Sarebbe assurdo negarlo”.

Se dovesse candidarsi o diventare sindaco come cambierebbe la manifestazione?
“Questo dovrebbe chiederlo a lui”.

Lei, però, non si è fatto un’idea?
“Lo trovo obiettivamente un po’ strano per chi, nella sua vita e con le sue parole, ha sempre attaccato il conflitto di interessi. Per uno che per anni ha organizzato Caffeina e poi diventa sindaco di Viterbo – esita – forse qualche problemino si crea. Far fare il presidente a un altro mi sembra più un escamotage che una soluzione. A me non scandalizza più di tanto, ma non lo troverei giustificabile dal punto di vista del coinvolgimento”.

Cioè?
“Anche se Filippo Rossi non fa più il presidente della fondazione, avrà comunque qualche voce in capitolo. Le cose non sono incompatibili nella forma, ma nella sostanza. Basterebbe tenere completamente staccati i due ruoli, quello di amministratore e quello di presidente. Ma comunque non è una polemica che mi appassiona più di tanto”.

Nel caso dovesse candidarsi, comunque, il centrodestra potrebbe appoggiarlo?
“Mah – esclama scettico – da questo centrodestra ho visto di tutto quindi… – scoppia in una risata -. Non lo so, obiettivamente il sostegno per chi ha sempre rivolto insieme al suo mentore Gianfranco Fini accuse fortissime a questa parte, al Pdl e a tutti i suoi uomini, mi sembra difficile. Credo sia difficile arrivare a questo, ma oggi il Pdl chiede a Monti di fare il premier, quindi potrebbe benissimo fare lo stesso con Rossi nel ruolo di sindaco. Sarebbe solo una delle tante misteriose realtà di questo partito, che ormai non si capisce da chi sia rappresentato e dove voglia andare”.

Cosa pensa, invece, del Pdl viterbese?
“Esiste un Pdl viterbese? – replica – Se mi dicono da chi è formato, chi lo dirige, quando si riunisce e chi fa le scelte forse posso dare una risposta”.

Allora come vi state preparando per le elezioni?
“Io mi sto preparando da Marcello Meroi, cittadino viterbese completamente autonomo. Non ho più la tessera del partito da mesi, l’ho fatta nell’unica assemblea nazionale che il Pdl ha svolto più di un anno fa: trovo sconcertanti le posizioni del partito a livello nazionale, dove facciamo cadere un governo, colpevolmente tenuto in piedi da noi, e poi chiediamo a chi ne è a capo di diventare nostro candidato. E’ una cosa da camicia di forza”.

Pensa di lasciare il Pdl? E’ passato per caso alla Destra?
“Assolutamente no – dice -. In caso lo avrei fatto mesi fa, quando è venuto il segretario Storace e ci sarebbe stata una dichiarazione ufficiale, ma non è così”.

Resta quindi nel Pdl?
“Certo, ma in posizione fortemente critica. Nel senso che se il partito dovesse confermare il suo appoggio a Monti, uscirei dopo nemmeno un secondo. Non condivido alcune scelte del governo a partire da quello che è stato fatto con le province”.

Uscirebbe anche nel caso in cui il Pdl appoggi Rossi?
“Non condivido quella candidatura. Credo che il Popolo della libertà abbia nomi e forze proprie e non penso sia necessario sostenere chi ha sempre criticato questo partito. Non sono nemmeno d’accordo con quello che dice il coordinatore Giulio Marini. E’ vero deciderà il partito, ma al momento la mia valutazione è negativa. Non so se uscirei, vedrò al momento”.

E dove andrebbe?
“Non voglio essere collocato da nessuna parte. Non ho avuto contatti con nessuno e in questi mesi nessuno, a parte il Pdl, mi ha chiesto di fare delle valutazioni. Non ho mai cambiato partito e non lo farò arrivato a questa età. Nella mia esperienza politica, credo di aver dato quanto potevo. Vivo col mio lavoro che non ho mai abbandonato, quindi probabilmente chiuderei semplicemente questa parentesi”.

A livello locale, cosa vede sul fronte delle alleanze?
“Ho sempre sostenuto che le alleanze dovessero essere fatte all’interno del centrodestra e cioè da tutti coloro che si oppongono alla sinistra. Non ne faccio un discorso di persone, anche perché penso che da entrambe le parti ci siano figure degne. A livello politico, però, penso che se non vogliamo consegnare la città alla sinistra, tutte le forze che non sono di quella parte devono unirsi e trovare la sintesi di un programma e un candidato condiviso”.

Qual è il candidato ideale?
“Un candidato che, vista l’immagine poco esaltante della politica di oggi, sia credibile, innovativo, non solo nell’età, ma sia soprattutto fuori dal gioco dei partiti e della politica. Serve una candidatura unitaria. Se avessi poteri nel Pdl, tenterei di fare una scelta di questo tipo, in cui chiamare a raccolta i moderati del centro”.

Il suo è un augurio?
“Mi dispiacerebbe rimanere l’unico esponente del centrodestra a rappresentare le istituzioni dopo il salvataggio in extremis delle province. Non vorrei sprecare anni in cui il centrodestra ha lavorato e condotto una opposizione corretta che ci ha fatto diventare forza di governo. Spero che chiunque abbia condiviso i percorsi che ci hanno portato a questi risultati, possa capirlo e fare il massimo per trovare una soluzione condivisa”.

Paola Pierdomenico


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