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Elezioni amministrative - Intervista sulla candidatura a sindaco del creatore di Caffeina

Filippo Rossi alla conquista di palazzo dei Priori

di Ernie Souchak
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Filippo Rossi

Filippo Rossi

– Filippo Rossi in campo. Sì, in campo comunque per le elezioni comunali. Che sia candidato a sindaco lui non lo dice con chiarezza e fa mille giri di parole. Ma è anche candidato sindaco, parola di Ernie Souchak. Come dire: dopo Gianluca De Dominicis del Movimento 5 stelle, è il secondo candidato a sindaco ad uscire allo scoperto. Anche se vorrebbe rimanere sotto le coperte almeno per un po’ ancora. Intanto il Pd sembra puntare su Leonardo Michelini, nonostante il diniego dell’interessato.

Quindi si candida a sindaco…
“Non è questo il problema – risponde Filippo Rossi -, non è questa la questione. Quello che stiamo facendo è qualcosa di più complesso. Stiamo lavorando pesantemente per la creazione di un movimento civico in grado di intercettare il consenso di molti viterbesi. Per vincere le elezioni comunali e amministrare la città come si merita.

Sono convinto che questa sia una proposta politica forte. La mia candidatura a sindaco ancora non è decisa e non è decisiva. La cosa essenziale è che, insieme a tanti amici di provenienza diversa, stiamo dando vita a una lista civica. Una lista civica di centro aperta ad altri movimenti civici. Io potrei essere in campo anche con un ruolo diverso”.

Una lista civica aperta anche ai partiti politici?
“Io parlo con con tutti. Fa parte della mia cultura. E poi queste sono elezioni amministrative, mi sembra che si possa andare anche ad alleanze le più diverse”.

Ma non crede che il patron e il creatore di Caffeina non possa essere sindaco per un evidente conflitto di interessi?
“Beh, se si va a vedere allora tutti possono avere un conflitto di interessi. In questo modo nessuno della società civile, imprenditore o professionista, potrebbe entrare in politica e amministrare. E poi, in caso di vittoria, avrò un altro ruolo per per quanto riguarda riguarda Caffeina. D’altra parte se sei impegnato seriamente in comune per amministrare, e lo fai con impegno, non puoi fare altro”.

Ma lei si vede sindaco essendo il direttore artistico di Caffeina? In cosa consisterà il passo indietro.
“Se sarò sindaco, vorrà dire che sarò il sindaco della città di Caffeina. Ormai Caffeina è solida, c’è la fondazione, e potrà avere un altro direttore artistico”.

Chi sono e quanti sono gli amici con cui sta organizzando questo movimento civico e la conseguente lista?
“Mah, stiamo lavorando intensamente. Non le so dare i numeri. Una cosa è certa: si tratta in gran parte di giovani provenienti dalle culture più diverse”.

Cosa pensa della presa di posizione di Sposetti e Gigli che sembrano guardare con sufficienza alla sua candidatura. E in pratica la bocciano.
“Io non ho niente contro nessuno. Rispetto i partiti. Mi sembra esagerata la chiusura a riccio rispetto a una novità appena nata. Io non professo un civismo puro e duro e sono aperto al dialogo sia a destra che a sinistra, ma mi sembra ci sia una chiusura aprioristica. Una chiusura a prescindere. Una chiusura degli apparati. E non mi riferisco tanto a Gigli quanto a Sposetti. Sposetti evidentemente non ha imparato nulla dalla lezione renziana, che ha trovato tanto consenso in città. Io sono convinto che invece Renzi rappresenti uno dei motori di cambiamento. Anche se dentro un partito.

La nostra offerta politica di centro è molto simile a quella di Renzi. Non ho votato alle primarie, perché non erano le primarie del mio partito. Ma ho fatto il tifo per Renzi. Io non sono uno che divide in buoni e cattivi, destra e sinistra, neri e bianchi. Voglio dare vita, insieme ai miei amici, a una credibile offerta politica di centro. Politica nel senso della polis”.

C’è stato un passaggio a Montezemolo. E’ stato propedeutico…
“No. Ho solo firmato il manifesto Verso la terza Repubblica. Un contenitore politico in cui ci sono molte realtà diverse: dalle Acli a Fli. Non sono entrato in una struttura. La stessa cosa ha fatto lo scrittore Edoardo Nesi, per dirne una. Sono spinte policromatiche per un rinnovamento che possa parlare a destra e sinistra”.

Due idee per il futuro di Viterbo.
“Non mi piacciono gli slogan da volantino. Ma l’obiettivo è portare Viterbo in Italia e in Europa. Questo è il momento giusto, se tutti si impegnano seriamente. Il problema è cosa inventarsi per rinnovare la città e l’amministrazione. Una amministrazione che si ispiri alla filosofia del buon padre di famiglia. Non si tratta solo di decisioni strategiche, ma di lavorare in modo pervasivo. E’ una questione di metodo. Un modo serio di amministrare cercando con fatica di attuare i nostri progetti”.

Tornando a bomba, ma lei è candidato sindaco?
“La questione non è vincolante. Se sarò candidato sarà una candidatura costruita dal basso in modo aperto. In ogni caso la mia candidatura, visto che insiste, non è vincolante. Il tutto potrebbe sfociare anche in una mia non candidatura. Ma per esser onesto fino in fondo è chiaro che una mia candidatura non è impossibile. Direi una falsità. E’ anche chiaro che il mio obiettivo di vita non è una poltrona a ogni costo. Ci mancherebbe. Quello che mi sembra imprescindibile è un civismo non schierato né a destra né a sinistra. Questa dicotomia è ormai finita. Viterbo culturale non è di destra né di sinistra. Collegare Viterbo al mondo non è di destra né di sinistra”.

Perché scendere in campo proprio ora?
“Perché per Viterbo questa è una occasione storica unica. C’è una classe politica che ha distrutto il paese. Un intero mondo politico sta crollando. I partiti sono in piena crisi. Certo nel Pdl la crisi e lo sfaldamento è più eclatante rispetto al Pd. Il Pd è riuscito a gestire la crisi con le primarie, con Renzi, con la democrazia. Democrazia che in questi casi fa sempre bene.

Dall’altra parte c’è il solito Berlusconi che conosciamo. C’è poco da dire. Un’area moderata dovrà nascere con gambe diverse da quelle di Arcore. Il nostro movimento vuole una politica diversa”.

E quindi è sicuro che si candiderà a sindaco?
“E quindi dobbiamo ancora decidere. Queste operazioni non si basano su un nome, ma su un progetto. La mia candidatura è un’opzione che non nego. Ci sta in una fase politica in continua accelerazione, come questa”.

Ernie Souchak


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12 dicembre, 2012

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