(s.m.) – Il ricorso in Cassazione può attendere. Roberto Lanzi tenterà un’altra strada.
Il funzionario del Genio civile, arrestato due volte nell’appaltopoli viterbese, presenterà una nuova istanza al gip per chiedere gli arresti domiciliari.
Il suo avvocato Carmelo Ratano potrebbe aver trovato una scorciatoia. Un vizio formale nella vecchia ordinanza del giudice che non vuole rivelare prima del tempo, per non mettere sull’attenti gli inquirenti.
L’istanza sarà depositata in giornata o, al più tardi, domani. Nel frattempo, Ratano scrive il ricorso in Cassazione contro la decisione del tribunale del Riesame di confermare l’ordinanza del gip. La stessa che, per la seconda volta in un mese, rispedì i dodici arrestati di appaltopoli in carcere o ai domiciliari, con la sola aggiunta di un tredicesimo uomo: l’imprenditore Giuliano Bilancini.
Quasi tutti, ormai, sono agli arresti domiciliari. Solo Lanzi è ancora in carcere. I pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma lo ritengono il perno del sistema di spartizione degli appalti scoperchiato dall’inchiesta Genio e sregolatezza. Ma il suo avvocato è convinto che la prova della sua innocenza sia nelle carte. E comunque conta di farlo uscire da Mammagialla anche grazie alle indagini difensive, in pieno svolgimento e dalle quali Ratano si aspetta molto.
A parte Lanzi, gli altri hanno tutti abbandonato l’idea del ricorso in Cassazione. L’imprenditore Gianfranco Chiavarino ha ottenuto in questi giorni un permesso per andare qualche ora al giorno al lavoro. La maggior parte degli arrestati resta in attesa delle mosse della procura che, nel frattempo, sembra sempre più intenzionata a percorrere la strada del giudizio immediato: processo subito, senza udienza preliminare, per accelerare i tempi e dribblare la prescrizione.

